La Nuova Sardegna

Olbia

Arriva la nave dei tonni, ma è un’odissea

di Marco Bittau
Arriva la nave dei tonni, ma è un’odissea

Mancano i veterinari e il cargo deve fare tappa a Cagliari. Ultimatum dell’armatore, protestano i portuali e la As Do Mar

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OLBIA. Il mercantile “New Takatsuki”, con la stiva gonfia di tonni pescati nell’oceano Pacifico destinati alla fabbrica As Do Mar, da ieri è ormeggiato nel molo Cocciani. Per arrivare al porto industriale di Olbia, dopo aver attraversato il canale di Suez il cargo battente bandiera panamense ha attraversato tutto il Mediterraneo facendo tappa a Cagliari per sottoporre il carico al controllo del servizio veterinario. Quindi ha finalmente raggiunto Olbia. Praticamente un’odissea, inutile e costosa, figlia dei paradossi della burocrazia e delle politiche di razionalizzazione che hanno trasferito il servizio sanitario (si chiama Pif, Punto di ispezione frontaliero) da Olbia a Cagliari.

Ad attendere in banchina l’arrivo del cargo una trentina di portuali. Li aspetta una settimana di duro lavoro: tanto occorre infatti per imbragare, caricare e trasportare mille tonnellate di tonno.

La “New Takatsuki” è la prima di una quindicina di navi cariche di tonno commissionate dalla As Do Mar (la prossima è prevista alla fine di aprile). Paradossalmente potrebbe essere anche l’ultima. Protesta l’armatore che non intende farsi carico di tempi e oneri aggiuntivi; protesta l’As Do Mar che quest’anno aveva deciso di non usare più i container e ritornare ai mercantili in banchina. E protesta la compagnia portuale Corridoni che in questo modo rischia di perdere una commessa preziosa come l’oro. Nelle navi del tonno, infatti, puntava a reimpiegare una trentina di portuali lasciati a terra dalla Tirrenia. Fabbrica e portuali insieme dietro la stessa barricata e contro il nemico comune.

«As Do Mar lavora 15 o 16 mila tonnellate di tonno e la prospettiva è quella di aumentare la produzione – dice Ruggero Bogoni, consigliere con delega dell’azienda – quest’anno abbiamo scelto di far arrivare direttamente a Olbia le navi mercantili con il tonno, così come si faceva in passato, per creare indotto e dare opportunità di lavoro ai portuali locali. La mancanza del servizio veterinario ora vanifica i nostri sforzi e l’armatore ha già fatto sapere che non intende farsi carico di tempi e oneri aggiuntivi». «È paradossale – aggiunge Piero Diana, presidente della compagnia Corridoni – il lavoro in banchina c’è, ma basta trasferire un ufficio a Cagliari e si compromette tutto. La commessa con As Do Mar ci ci permetterebbe di far fronte alla crisi aperta dal taglio di Tirrenia». «Carte alla mano, la cosa veramente incredibile – dice Franco Monaco, segretario della Cgil trasporti – è che una direttiva dell’Unione europea del mese scorso conferma che ancora il porto di Olbia è sede del servizio sanitario Pif, contrariamente a quanto disposto invece l’anno scorso dal Governo italiano che ha indicato Cagliari come sede. A questo punto intervenga la politica per evitare davvero il paradosso che la mancanza di un ufficio comprometta l’attività di un’azienda e l’occupazione nel porto. Perché deve essere chiaro a tutti che in gioco non c’è solo una commessa come altre. Al contrario, la perdita di questo lavoro da parte della compagnia portuale non permetterà di recuperare quel livello di occupazione indispensabile per restare in attività».

@marcobittau

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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