A lezione di whisky con l’esperto
Claudio Riva in cattedra al nuovo corso sui distillati organizzato da Performa
OLBIA. Quanto è cambiato negli anni il mondo del whisky? Tantissimo. E la prima conferma arriva dai numeri. Al primo Whisky Festival di 11 anni fa, a Milano, i frequentatori (poche centinaia) erano over 60. Lo scorso anno i visitatori sono stati più di 5000: metà giovani sotto i 35 anni, e l’altra metà donne.
Anche di questo si è parlato al primo masterclass dedicato al whisky. A organizzarlo, con il contributo prezioso dell’esperto e appassionato Andra Mazzanti, è stata Performa, l'Accademia del terziario fondata dalla Confcommercio del Nord Sardegna. Che, ancora una volta, ha fatto salire in cattedra un big della materia, Claudio Riva, fondatore del primo Whisky Club d’Italia.. «Primo punto: bisogna uscire dalla sfera della bevuta pregiata. Siamo già oltre. E oggi si può parlare assolutamente di bevuta conviviale. Verso il whisky, anche se noi italiani siamo arrivati tardi - spiega Riva -, c’è ormai la stessa esplosione di interesse che c’è per il vino o per la birra. E’ un ciclo, e ci siamo dentro anche noi. Nel marzo del 2014, dopo precedenti esperienze, ho fondato il mio whisky club. Il primo anno i soci erano 25, ora siamo in 4800 in tutta Italia. E con tanti obiettivi ambiziosi che riguardano la Sardegna, tanto che è nostra intenzione far nascere un gruppo locale. Tra l’altro, proprio in Costa Smeralda sono nati i più grossi collezionisti di whisky. Il messaggio da lanciare? Che si può bere bene anche nel mondo dei distillati. Prima era il ristoratore, a proporre una buona bottiglia di whisky. Ma quando anche la ristorazione è andata in difficoltà, l’ultima bevuta al tavolo è scomparsa. Noi la stiamo riportando ,ma stiamo soprattutto lavorando per far crescere l’interesse da parte del consumatore. Tanto che adesso, il whisky, si beve anche a casa».
Ma esiste un whisky migliore? «No, ce ne sono tanti e tutti hanno qualcosa da raccontare. C’è quello timido, quello spocchioso, quello audace. E ognuno ha le sue qualità. Bisogna soltanto capire quali siano. I costi? Si può bere un buon whisky spendendo 100 euro per una bottiglia e quella stessa bottiglia dura un anno. Non è il costo, il problema. Ma la difficoltà di approccio. La curiosità che cresce e il forte interesse per i distillati rendono però il compito sempre più facile. “Slainte” (salute, in gaelico) a tutti». (s.p.)
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