Olbia, processo ai vertici della lavanderia Clea
Falso in atti pubblici e indebita percezione per Carlo Iervolino e tre dipendenti: fatture su 11 tonnellate di merci mai lavate
OLBIA. Gli amministratori e due dipendenti della “Clea”, la storica lavanderia industriale di Olbia, sono finiti sotto processo per le operazioni di pulizia effettuate dopo la disastrosa alluvione del novembre 2013. Carlo Iervolino, gestore della lavanderia di famiglia, l’amministratore delegato della società “Clea” Francesco Fresi, 56 anni di Olbia, e due addette agli impianti di lavorazione, Maria Giuseppina Occhioni e Gaia Belvisi, dovranno comparire davanti al giudice unico di Tempio il prossimo 7 luglio per rispondere, in concorso, di una serie di falsi in atti pubblici e di indebita percezione di erogazioni economiche in danno all’amministrazione comunale di Olbia, che è citata come parte lesa nel procedimento avviato, nel febbraio del 2014, dalla procura della Repubblica di Tempio.
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Le indagini portate avanti dalla polizia giudiziaria avrebbero accertato che, a fronte di un appalto che impegnava la lavanderia industriale a ripulire masserizie, biancheria, tovaglie e abiti per conto del Comune, le ingenti quantità di merce fatturata non corrispondeva a quanto, realmente, ripulito. E, stando alla minuziosa contabilità riportata nel capo d’accusa, si tratterebbe di oltre dieci tonnellate di “panni sporchi” che mancherebbero all’appello. Le diverse organizzazioni e persone fisiche che conferivano la merce da lavare alla lavanderia “Clea” (una delle otto che si era aggiudicata l’appalto di pulizia dopo la drammatica alluvione del novembre 2013, quando il passaggio del ciclone Cleopatra mise in ginocchio mezza città) hanno fornito gli elenchi dei colli consegnati. Un totale di 829 chilogrammi di biancheria e mercanzia varia contro i 12 mila chili di merce che venne invece fatturata alle casse comunali.
Dopo la chiusura delle indagini (giugno 2015), nei giorni scorsi il capo della procura Domenico Fiordalisi ha inviato la citazione a giudizio diretto delle quattro persone indagate, che sono assistite dagli avvocati Ettore Licheri (per Carlo Iervolino), Guido Da Tome e Giovanni Bardanzellu (per Gaia Belvisi), i legali Walter Moccia e Angelo Polo, che assistono Maria Giuseppina Orecchioni l’avvocato Pierangelo Loddo, che difende Francesco Fresi. Le indagini della Polizia Stradale di Olbia vennero avviate dopo la verifica sui carichi di lavoro assegnati a ciascuna impresa appaltante, e i numeri di merce “ripulita” e fatturata dalla Lavanderia Clea risultarono di gran lunga superiori a quelli assegnati alle altre lavanderie. I difensori sono fiduciosi che l’intera vicenda processuale verrà ridimensionata in sede dibattimentale.
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