Mistero a Santa Mariedda Il “rapitore” ai domiciliari
Si chiarisce in tribunale il caso dei 2 giovani implicati in un sequestro di persona All’origine dell’intera vicenda il presunto furto di una moto di grossa cilindrata
OLBIA. Si è notevolmente ridimensionata, al vaglio del gip del tribunale di Tempio Elisabetta Carta, la misteriosa vicenda che ha coinvolto due giovani olbiesi in un presunto sequestro di persona. Il primo punto che è stato chiarito, nel corso della udienza preliminare dov’è comparso uno degli indagati – Giuseppe Tuccone, 22 anni, il quale ha ottenuto gli arresti domiciliari – è che non ci sarebbe stato alcun sequestro di persona. Come non ci sarebbe stata alcuna minaccia fisica, tantomeno presenza di armi nel presunto rapimento denunciato da U. C., 21 anni. Il quale aveva chiesto l’intervento dei carabinieri raccontando d’essere stato sequestrato da due suoi conoscenti. L’episodio era accaduto la notte tra sabato e domenica scorsa. La posizione di Giuseppe Saba, il secondo dei ragazzi indagati in questa storia, è stata ulteriormente chiarita da uno dei suoi legali, il penalista Guido Da Tome. «Il mio assistito è stato indiziato di reato, a piede libero – ha spiegato il legale, che assiste Giuseppe Saba con il collega Piero Sanna – in una vicenda che ritengo sia da inquadrare in un eccesso nell’esercizio delle proprie ragioni, non avendo fatto altro che sollecitare la restituzione di un bene trafugato ad un congiunto». Giuseppe Saba, dopo l’episodio che lo aveva visto protagonista, domenica mattina si era presentato in caserma, accompagnato dai suoi legali, per spiegare le sue ragioni. Al termine delle spontanee dichiarazioni il giovane era stato rimandato a casa con una denuncia a piede libero, in concorso, per sequestro di persona e minacce a mano armata. Accuse che, alla luce di quanto emerso nell’udienza di convalida, potrebbero essere ulteriormente ridimensionate. Il caso sarebbe nato dal furto, subito da un congiunto di Giuseppe Saba, di una moto di grossa cilindrata. Furto del quale venne sospettato U.C., il giovane che, nonostante non fosse ospite gradito, si era presentato alla festa di compleanno dello stesso derubato che si svolgeva, la notte tra sabato e domenica, nell’area antistante la chiesetta di Santa Mariedda. Giuseppe Saba e il suo amico Giuseppe Tuccone avevano quindi fermato U. C. e gli avrebbero chiesto conto, senza alcuna costrizione, della scomparsa della moto. La vittima del presunto rapimento si era prestato a lasciare in pegno la sua moto in attesa di ulteriori chiarimenti, ma una volta giunto a casa aveva chiamato i carabinieri.
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