La vecchia torre di controllo è un rudere
La proposta di Nico Mu, ex pilota Alitalia: «Ristrutturarla e trasformarla in museo dell’aviazione»
OLBIA. Il passato vola basso. Talmente basso da restare impigliato tra sterpaglie e cumuli di ferraglia arrugginita. La vecchia torre di controllo del campo di volo Fausto Noce, dietro la sede della Croce bianca e a un passo dal parco cittadino, è da decenni ridotta a un rudere. È un covo di topi e zecche che qualcuno adesso vorrebbe rilanciare. Il motivo è molto semplice: questa malconcia palazzina rappresenta la prima esperienza che Olbia ha avuto con il cielo, quasi cento anni fa. L’idea è di un uomo che di aerei se ne intende parecchio. Nico Mu, olbiese, comandante Alitalia in pensione, lancia così la sua proposta: «Sarebbe bello se venisse salvata e trasformata in un museo dell’aviazione. Olbia avrebbe tante cose da dire».
La casa dell’aviazione. La storia non è troppo conosciuta. Dove adesso c’è il parco Fausto Noce, dopo le bonifiche nei primi anni del Novecento, nel 1921 venne inaugurato un campo di volo, una enorme distesa in terra battuta su cui atterravano aeroplani di primissima generazione. Per il nome da dare al campo si andò a colpo sicuro: venne scelto quello di Fausto Noce, che ancora oggi dà il nome al parco, un giovane e valido aviatore sardo nato a Tempio, ma originario di Porto Torres, morto nel 1920 in un incidente aereo a Varese. Nel 1921 fu così costruita anche la casa dell’aviazione, una sorta di torre di controllo, una palazzina a due piani che ospitava gli uffici e probabilmente pure una stazione meteo. Da tantissimi anni è in completo stato di abbandono.
L’idea del comandante. Nico Mu, che alle spalle ha una vita da romanzo d’avventura, proprio non ci riesce a vedere la casa dell’aviazione ridotta in questo stato. «È un peccato, questo è un pezzo di storia che non possiamo ignorare – dice l’ex comandante di Alitalia e da giovanissimo capitano dell’aeronautica militare -. Potremmo farci per esempio un museo. Mi appello al Comune, alla Geasar, all’aeroclub. Si potrebbe ricostruire la storia aeronautica della città, che ha dato ottimi piloti. Penso per esempio a Pietro Bocacossa, ma ce ne sono stati tanti altri. Le famiglie conservano ancora tanto materiale, tra foto e cimeli».
Olbia sulle ali. Aviatori a parte, la storia dell’aviazione, a Olbia, è particolarmente ricca. Nella zona del Fausto Noce c’era un campo di volo. Qualche anno più tardi, invece, venne inaugurato l’idroscalo Anfossi, nello specchio di mare di Porto Romano. Non c’è neanche una via a ricordarlo, visto che la strada che costeggia il mare, qualche tempo fa, è stata intitolata a Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus dei. Negli anni della guerra, poi, venne aperto l’aeroporto di Venafiorita, poi usato anche per voli civili, anche questo in stato di abbandono. Nei primi anni Sessanta, agli albori della Costa Smeralda, è qui che cominciò a operare l’Alisarda dell’Aga Khan. Negli anni Settanta, infine, la nascita dell’attuale aeroporto Costa Smeralda, uno degli scali più importanti d’Italia e d’Europa.(d.b.)
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