I tesori della necropoli in un museo sotterraneo
In piazza San Simplicio sulle tracce di fenici, greci cartaginesi e romani Centinaia di persone in coda per visitare i reperti durante la festa patronale
OLBIA. La storia della città si scopre sotto terra. Basta scendere pochi scalini per fare un affascinante viaggio nel tempo. Protette da vetrate e mura in cemento armato ci sono tombe e strutture antichissime. Basti pensare che la basilica di San Simplicio, costruita mille anni fa, è solo il pezzo più moderno di tutta questa zona. La piccola collina dove svetta la chiesa simbolo di Olbia, fino a pochi decenni fa al di fuori del perimetro urbano, è come un manuale di storia. Racconta le trasformazioni della città attraverso un importante elemento: la religione. Prima ancora dei cristiani, qui ci hanno infatti pregato i fenici, i greci, i cartaginesi e i romani. E fare una visita al museo sotterraneo di San Simplicio significa entrare in contatto con tutte quelle civiltà che hanno profondamente cambiato Olbia. La struttura museale è stata aperta anche quest’anno in occasione della festa patronale, ma l’obiettivo è l’apertura definitiva.
Dai fenici ai punici. Nel 2011, durante i lavori per la realizzazione dell’attuale piazza, è spuntato fuori di tutto: 450 tombe, una rampa, pozzi, corredi, ex voto, gioielli. Fortunatamente è stato deciso di salvare parte dello scavo e di realizzare un museo sotterraneo. Innanzitutto nell’area sono stati ritrovati dei frammenti di anfore fenicie ed è possibile che un primo santuario lo abbiano costruito in questo periodo, cioè circa 700 anni prima della nascita di Cristo. Poi sono stati ritrovati due pozzi di età greca, visibili all’interno del museo, con diverse ceramiche sul fondo. In più, dentro uno dei due pozzi, è stato trovato il frammento di una lastra di terracotta tipica delle decorazioni dei templi greci. Con tutta probabilità anche in epoca punica quella di San Simplicio era una area sacra.
Dai romani a San Simplicio. Sotto Roma la zona è diventata una grande necropoli. Esattamente al posto dell’attuale basilica c’era invece un tempio dedicato alla dea Cerere. Nel cimitero monumentale di Pisa è addirittura conservato l’architrave del tempio, che era stato fatto restaurare da Atte, la ricca liberta di Nerone esiliata a Olbia. Nel museo sotterraneo, invece, si può ammirare la rampa di accesso al tempio. E poi alcune delle 450 tombe ritrovate qui: tombe di età repubblicana e imperiale, con ricchi corredi al loro interno. Con l’avvento del cristianesimo, è invece cominciato il culto di San Simplicio, vescovo della comunità cristiana olbiese martirizzato nel 304 sotto Diocleziano. Dopo un probabile edificio paleocristiano, in epoca giudicale, quasi mille anni fa, è stata infine costruita la basilica.
Il futuro del museo. Il Comune sta lavorando per l’apertura definitiva. L’assessore alla Cultura, Sabrina Serra, e Rubens D’Oriano, responsabile della Soprintendenza, stanno dialogando da mesi con per concludere presto l’iter. «Stiamo lavorando per far riconoscere la struttura come museo dal Mibact. E questi giorni di apertura straordinaria funzionano un po’ da rodaggio» spiega Sabrina Serra. Il museo resterà aperto anche oggi, giorno di San Simplicio, il mattino dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 16 alle 20. Sul posto l’archeologa Letizia Fraschini e lo staff dell’ufficio turistico del Comune.
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