La Nuova Sardegna

Olbia

Sanità, cresce l’emergenza tutti i reparti in affanno

di Stefania Puorro
Sanità, cresce l’emergenza tutti i reparti in affanno

Manca il personale anche al Pronto soccorso, in Radiologia e in Ortopedia Sospesi gli appuntamenti per la cardiologia ospedaliera, pochi gli anestesisti

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OLBIA. Il pronto soccorso del Giovanni Paolo II aveva raggiunto livelli altissimi: i suoi tempi di attesa erano i più stretti d’Italia. E questo nonostante la media di 40mila persone che si presentano, in un anno, nel dipartimento d’emergenza. Un servizio che lavora senza un attimo di tregua e che, forse più di altri reparti, adesso ha l’organico ridotto all’osso. Solo 13 i medici (i cinque che per vari motivi sono andati via o sono assenti non sono mai stati sostituiti), che devono occuparsi di una mole di lavoro pazzesca. A loro si aggiungono gli infermieri (pochissimi) e gli Oss che, anche qui, vengono sballottati da una parte all’altra. E l’estate non è ancora arrivata. Eppure, il pronto soccorso del Brotzu di Cagliari, che vede mediamente in un anno meno di 30 mila pazienti, ha quasi il doppio dei medici di Olbia.

Insomma, le difficoltà che sta attraversando la sanità pubblica olbiese vengono fuori ogni giorno di più. E alla base di tutto c’è la mancanza di personale. Una carenza insostenibile, che probabilmente porterà il personale a scioperare, e che è stata messa in evidenza da tutti i sindacati dopo la protesta dei parenti di alcuni pazienti. A far esplodere il caso era stata nei giorni scorsi la figlia di un malato ricoverato in Medicina. Aveva denunciato l’insufficienza di personale (Oss e infermieri soprattutto) e parlato di “malati abbandonati”. Da quel momento l’elenco delle cose che non vanno si è allungato e si è capito che quella della Medicina non è l’unica grave situazione da risolvere.

Ma se in Medicina la mancanza di personale «rende difficile garantire un’assistenza adeguata», come i sindacati hanno rimarcato, al pronto soccorso i pochi medici rimasti scoppiano, gli infermieri sono esasperati (spesso al triage ce n’è solo uno) e gli Oss non sanno più come andare avanti.

Fosse finita qui... Gli anestesisti sono sempre meno e sono state sospese le sedute di endoscopia in sedazione e le esecuzioni di indagini di risonanza magnetica sempre in sedazione. Come mai? Gli anestesisti devono dividersi tra Olbia, Tempio e La Maddalena: un problema, questo, che alcuni giorni fa ha costretto ad annullare una serie di sedute operatorie al Paolo Dettori (interventi per alluce valgo) che erano stati programmati da mesi.

E ancora. Se si chiama il Cup, gli operatori informano che gli appuntamenti per la cardiologia ospedaliera sono stati sospesi per mancanza di personale, e per l’endoscopia il discorso non cambia. E in Radiologia? Anche qui il personale è carente (18 medici, tre dei quali si alternano per andare alla Maddalena mentre un altro specialista è stato assegnato a Ozieri) con liste d’attesa che si allungano vertiginosamente. Anche perché, quotidianamente, ci sono almeno una quarantina di richieste urgenti per tac, risonanza ed ecografie. Non solo. I referti degli screening sono in stand by e alcuni pazienti li attendono da mesi.

E l’Ortopedia? Anche per questo reparto la carenza di personale pesa non poco e pare che l’ambulatorio ortopedico, adesso, debba funzionare solamente tre volte la settimana.

Senza dimenticare le delicate strutture per la salute mentale (Spdc e Csm): dal 1° aprile scorso sono senza primario.

Ma se utenti esterni e pazienti ricoverati soffrono questa emergenza, non stanno meglio gli operatori, vittime di un sistema che, in questo momento, fa acqua da tutte le parti.

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