Dal Tamory al Dilbar il business della nautica

Lo Yacht Club Costa Smeralda ha compiuto 50 anni, affari in continuo aumento In principio le barche dell’Aga Khan e Vietti, ora i grandi eventi mondiali

PORTO CERVO. Oggi si discute quanto lo yacht “A”, che incrocia in Costa Smeralda da una settimana ed è quello a vela più grande del mondo, sia brutto. «Un ferro da stiro», secondo alcuni. «Un mostro», secondo altri. Oggi ci si emoziona quando, puntualmente, ogni primavera, nel golfo del Pevero attracca il Dilbar, quarto yacht più lungo al mondo. «Ora si può dire che la stagione è iniziata» è il commento di chi in Costa Smeralda vive o dalla Costa Smeralda vive.

Cose da pazzi in un altro posto, cose normali da queste parti: l'estate scorsa, per dire, c'erano yacht che messi insieme valevano 3 miliardi di euro e i cui proprietari - dall'italianissimo Del Vecchio (occhiali Luxottica) all'americana Walton Laurie (grandi magazzini Wal-Mart) - rappresentavano quasi 100 miliardi di dollari di patrimoni personali. È un lusso che solo la Costa Smeralda - insieme alla Costa Azzurra - può concedersi.

Non è sempre stato così. La nautica, la vela, la passione, le sfide di Azzurra in Coppa America, le grandi regate internazionali: l'inizio di tutto, anche a Porto Cervo, è stata una scommessa tra amici; qualcosa di minimalista. Era il 12 maggio 1967. Un tavolino alla Maison du Port, passata dal colore bianco a quelli pastello che poi definiranno l'estetica della Costa, alcuni fogli da firmare. Cinquant'anni fa, lì, nasceva lo Yacht Club Costa Smeralda. Soci fondatori: l'Aga Khan, Andrè Ardoin, Gigi Vietti, Kerry Mentasti. Uomini di mare, uomini amanti delle sfide.

L'Aga Khan possedeva l'Amaloun, un 14 metri a motore costruito dai cantieri Baglietto e sostituto, proprio in quell'anno, dal Silver Shark, prima barca italiana con le turbine. Mentasti aveva la Croce del Sud, una splendida goletta a tre alberi di 42 metri varata nel 1931. Vietti possedeva il Tamory - che voleva dire "ti amo Riccarda", la moglie dell'architetto “padre” di Porto Cervo - ed era un veliero di 26 metri costruito nel 1952. “Piccole” barche rispetto ai giganti attuali. Più belle, più fascinose, più signorili, secondo i nostalgici dell'èra che fu.

Certo, quel club tra passionati, dopo mezzo secolo di vita, è diventato qualcosa che non abbraccia più solo la baia di Porto Cervo “scoperta” e poi acquistata da Mentasti, quella che i vecchi proprietari, gli Orecchioni, chiamavano semplicemente “lu poltu mannu”. Abbraccia i due mondi, l'Europa e l'America, con la sede gemmata a Virgin Gorda, Isole Vergini Britanniche, nei Caraibi, e le regate di caratura mondiale in Gallura.

«Grazie papà per avere avuto una straordinaria lungimiranza»: così la principessa Zahra Khan si è rivolta al padre, l'Aga Khan, durante la cena per festeggiare, a Porto Cervo Marina, i 50 anni dello Yccs. Effettivamente era difficile, allora, ipotizzare che il futuro sarebbe stato così ricco. Nel 1972, la prima grande regata: la Settimana delle Bocche. Nel 1976, l'apertura della marina nuova. Nel 1978, la prima Sardinia Cup. Nel 1980, i primi due campionati del mondo di vela: la Maxi Yacht e la Swan Cup. Poi, Azzurra. L'Aga Khan e Gianni Agnelli soci, Cino Ricci timoniere, la prima barca italiana a lanciare la sfida ai maestri della Coppa America. Fu un successo strepitoso, quello. Gli italiani si appassionarono alla vela follemente, la seguivano a tutte le ore. Azzurra venne amata come la nazionale di calcio, come la Ferrari. Per Porto Cervo, un orgoglioso fortissimo.

Perché con lo Yacht Club è cresciuta la Costa Smeralda. Dopo le eleganti barche a vela dei pionieri, adesso arrivano gli yacht milionari che generano economia a 360 gradi. Dopo i lavoretti artigianali degli esordi, ecco venire fuori aziende solide che costruiscono le barche, le assistono, danno loro ormeggi sicuri. Dopo le sfide in mare fra amici, ora le grandi competizioni con la stagione che si allunga sino a settembre, mese in cui tutto sa un po’di poesia.

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