La città si mobilita per difendere l’edicola
Il Comune stamani dovrebbe rendere operativa la demolizione del chiosco della famiglia Ambrosino
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OLBIA. Game over. Il rumore delle ruspe si avvicina sempre di più al lungomare. A guidarle, per abbattere la piccola edicola degli Ambrosino, è il sindaco Settimo Nizzi. Una crociata del bello contro l’antiestetico chiosco di giornali, è il pensiero del primo cittadino. Un atto di prepotenza secondo molti olbiesi che questa mattina faranno da barriera umana alla bottega dello storico Ginetto.
Il sindaco e la sua maggioranza non hanno nessuna intenzione di accogliere la richiesta di proroga presentata dagli Ambrosino. Una manciata di mesi per fare il progetto e ottenere il finanziamento necessario per costruire un chiosco elegante e moderno. “A domani per l’ultima volta. Grazie S.N.” si legge nel cartello appeso sopra la saracinesca abbassata dell’edicola. Un messaggio che è carta vetrata sul cuore. Perché quell’edicola è una istituzione e dietro ci sono persone, sentimenti, una vita di lavoro. C’è la signora Margherita, vedova del mitico Ginetto, che insieme alla figlia Paola manda avanti la piccola bottega sul lungomare. Gli Ambrosino sono consapevoli che da quella postazione al fianco del Comune devono andare via. Vennero spostati in quell’angolo di città a causa dei lavori del tunnel. Doveva essere una sistemazione temporanea. Ma il calendario del tempo ne ha sfogliato 19 di anni. Margherita e Paola chiedono una manciata di mesi per pianificare il trasloco nella nuova area individuata dal Comune. Smantellare oggi l’edicola è una ipoteca sulla fine dell’attività. Ma la chiusura del chiosco è anche una spallata all’informazione e alla vendita dei giornali. L’edicola di Ambrosino è un punto di passaggio. Basta fermarsi un minuto con l’auto, scendere e comprare il quotidiano. Ma nessuna ragione sembra smuovere il sindaco. Il tempo è scaduto, basta con le parole. A parlare per il Comune ora saranno le ruspe. (se.lu.)
Il sindaco e la sua maggioranza non hanno nessuna intenzione di accogliere la richiesta di proroga presentata dagli Ambrosino. Una manciata di mesi per fare il progetto e ottenere il finanziamento necessario per costruire un chiosco elegante e moderno. “A domani per l’ultima volta. Grazie S.N.” si legge nel cartello appeso sopra la saracinesca abbassata dell’edicola. Un messaggio che è carta vetrata sul cuore. Perché quell’edicola è una istituzione e dietro ci sono persone, sentimenti, una vita di lavoro. C’è la signora Margherita, vedova del mitico Ginetto, che insieme alla figlia Paola manda avanti la piccola bottega sul lungomare. Gli Ambrosino sono consapevoli che da quella postazione al fianco del Comune devono andare via. Vennero spostati in quell’angolo di città a causa dei lavori del tunnel. Doveva essere una sistemazione temporanea. Ma il calendario del tempo ne ha sfogliato 19 di anni. Margherita e Paola chiedono una manciata di mesi per pianificare il trasloco nella nuova area individuata dal Comune. Smantellare oggi l’edicola è una ipoteca sulla fine dell’attività. Ma la chiusura del chiosco è anche una spallata all’informazione e alla vendita dei giornali. L’edicola di Ambrosino è un punto di passaggio. Basta fermarsi un minuto con l’auto, scendere e comprare il quotidiano. Ma nessuna ragione sembra smuovere il sindaco. Il tempo è scaduto, basta con le parole. A parlare per il Comune ora saranno le ruspe. (se.lu.)
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