La Nuova Sardegna

Olbia

Disagi e nave in ritardo dopo il concerto di Vasco 

La corsa Livorno-Olbia di ieri dirottata al porto industriale dello scalo toscano I passeggeri hanno aspettato l’imbarco in un gazebo, unico punto di accoglienza 

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OLBIA. Il viaggio di rientro dal super concerto di Vasco Rossi non è stata una esperienza da incorniciare per alcuni viaggiatori Grimaldi. Dopo aver trascorso tutta la notte svegli dopo la super performance del rocker spericolato, un gruppo di olbiesi si è diretto verso la stazione marittima di Livorno. È da lì che doveva partire la nave con destinazione Isola bianca. Ma al loro arrivo i fan di Vasco scoprono che la nave sarebbe partita dal porto industriale. I ragazzi vanno alla ricerca di un mezzo pubblico per raggiungere l’imbarco, ma alla fine si devono rassegnare a chiamare un taxi. Che per la modica cifra di 20 euro li porta allo scalo industriale. Inizialmente i ragazzi pensano di aver capito male. Intorno ci sono solo container e mezzi pesanti pronti a imbarcare sui cargo. E invece no. La Grimaldi che copre la tratta Livorno-Olbia deve arrivare proprio lì. Da Olbia i genitori dei giovani passeggeri si attaccano al telefono. L’ufficio di Olbia risponde con cortesia alla valanga di lamentele. Viene confermato lo spostamento della partenza, annunciato anche un ritardo e spiegato che con una mail i passeggeri erano stati avvisati del cambio di imbarco al porto industriale. In effetti la mail era stata inviata, ma senza alcuna conferma di ricezione di messaggio ed era finita nella spam. Ad accogliere i passeggeri della Grimaldi non una stazione marittima o un punto di assistenza. Solo un gazebo volante. Tante le lamentele dei passeggeri per il ritardo della nave, attesa per le dieci, ma arrivata con ritardo e per l’accoglienza al porto industriale, ben al di sotto degli standard della Grimaldi. «Se ci avessero comunicato per tempo del ritardo avremmo potuto comprare un altro biglietto e partire con la Moby – commentano alcuni passeggeri –. In questo modo siamo stati invece costretti a subire un doppio disagio».

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