La diocesi non cancella la storia «Le chiesette restano aperte»
di Angelo Mavuli
All’indomani del doppio raid vandalico, la presa di posizione ferma di don Francesco Tamponi «Nel nome dei comuni valori galluresi, non rinnegheremo la nostra tradizione e la nostra fede»
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TEMPIO. In attesa di un comunicato ufficiale della diocesi di Tempio che sta valutando con grande prudenza la gravità del gesto sacrilego compiuto lunedì pomeriggio nelle chiese campestri di Mezaustu e di La Trinitai - diverse statue sono state violate con atti sacrileghi di incredibile brutalità - il primo commento a caldo è di don Francesco Tamponi, direttore dell’Ufficio Beni culturali che, dopo alcune riflessioni sull’orrendo sacrilegio, comunica che le chiese campestri continueranno a rimanere aperte così come lo sono sempre state da secoli.
«Quanto accaduto è un gesto sacrilego gravissimo, fatto in nome di un Dio nel quale evidentemente non si crede - attacca don Tamponi -. Se per difendere un Dio si ha necessità di usare la violenza, significa che questo loro Dio è impotente e non vale nulla. Chi ha compiuto questo gesto - argomenta ancora il parroco - non è sicuro del proprio Dio ed è un miscredente».
«Questa azione - prosegue sempre il prete - colpisce la sensibilità e l’amore dei tempiesi nelle loro cose più care. Chi ha deturpato quelle statue ha voluto massacrare con rabbia valori comuni condivisi dalla comunità. Prima si sarebbe detto “uno scomunicato”, oggi si chiama alienato dai suoi e dalla propria comunità di appartenenza. Chi strappa le proprie radici non può avere vita lunga perché è senza futuro. Gli oggetti che sono stati distrutti non avevano grande valore economico. Se fossero stati venduti avrebbero fruttato appena qualche centinaio di euro. Quello che è stato distrutto ha, invece, un valore inestimabile perché è stato distrutto un bene culturale immateriale, patrimonio di tutti e segno della nostra identità di galluresi. Le chiese aperte giorno e notte. Vale a dire il segno dell’accettazione, della fiducia e della condivisione».
Infatti la diocesi, come segna di forza, fa sapere che nulla cambierà. «Nel nome e nel rispetto di questi valori - annuncia don Francesco Tamponi - noi non chiuderemo le nostre chiese di campagna e non rinnegheremo le nostre tradizioni, la nostra cultura e la nostra fede. Assieme a tutta la comunità ci opporremo sempre alla barbarie con la civiltà».
Nessuna novità infine sul fronte delle indagini condotte dai carabinieri di Tempio che per l’intera giornata hanno setacciato le campagne, circostanti le due chiesette, con l’intento di avere dai proprietari terrieri testimonianze utili sui movimenti attorno alle due chiesette avvenuti nella giornata di lunedì, quando sono stati scoperti i due atti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Quanto accaduto è un gesto sacrilego gravissimo, fatto in nome di un Dio nel quale evidentemente non si crede - attacca don Tamponi -. Se per difendere un Dio si ha necessità di usare la violenza, significa che questo loro Dio è impotente e non vale nulla. Chi ha compiuto questo gesto - argomenta ancora il parroco - non è sicuro del proprio Dio ed è un miscredente».
«Questa azione - prosegue sempre il prete - colpisce la sensibilità e l’amore dei tempiesi nelle loro cose più care. Chi ha deturpato quelle statue ha voluto massacrare con rabbia valori comuni condivisi dalla comunità. Prima si sarebbe detto “uno scomunicato”, oggi si chiama alienato dai suoi e dalla propria comunità di appartenenza. Chi strappa le proprie radici non può avere vita lunga perché è senza futuro. Gli oggetti che sono stati distrutti non avevano grande valore economico. Se fossero stati venduti avrebbero fruttato appena qualche centinaio di euro. Quello che è stato distrutto ha, invece, un valore inestimabile perché è stato distrutto un bene culturale immateriale, patrimonio di tutti e segno della nostra identità di galluresi. Le chiese aperte giorno e notte. Vale a dire il segno dell’accettazione, della fiducia e della condivisione».
Infatti la diocesi, come segna di forza, fa sapere che nulla cambierà. «Nel nome e nel rispetto di questi valori - annuncia don Francesco Tamponi - noi non chiuderemo le nostre chiese di campagna e non rinnegheremo le nostre tradizioni, la nostra cultura e la nostra fede. Assieme a tutta la comunità ci opporremo sempre alla barbarie con la civiltà».
Nessuna novità infine sul fronte delle indagini condotte dai carabinieri di Tempio che per l’intera giornata hanno setacciato le campagne, circostanti le due chiesette, con l’intento di avere dai proprietari terrieri testimonianze utili sui movimenti attorno alle due chiesette avvenuti nella giornata di lunedì, quando sono stati scoperti i due atti.
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