Chiese profanate, sale la rabbia
Indagini in corso dei carabinieri su più fronti. Noi con Salvini sta con la diocesi
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TEMPIO. I carabinieri della compagnia di Tempio stanno battendo tutte le piste per scoprire gli autori o l’autore degli atti sacrileghi compiuti lunedì scorso nelle chiese campestri di Mezaustu e di La Trinitai: due statue orrendamente oltraggiate con lo schiacciamento del volto e il taglio degli arti e un’altra statua in legno della Madonna incendiata e mutilata della mano destra. Nel frattempo, in città e nell’intera diocesi non si spengono le voci di esecrazione per un atto spregevole che offende non solo i credenti ma tutta la comunità gallurese.
Ieri mattina sui due sacrilegi è intervenuto anche il coordinamento provinciale Nord Sardegna “Noi Con Salvini”. «Capita alcune volte che qualche mariolo da strapazzo - si legge nel comunicato a firma di Mario Piga - profani luoghi di culto, esclusivamente per rubare qualche spicciolo dalle offerte dei fedeli o qualche oggetto di valore allo scopo di ricavarne un “beneficio” economico. L’atto perpetrato in questi giorni però sembrerebbe di diverso significato. Non si sa ancora chi siano gli autori di questo atto sacrilego, anche se intuitivamente si capisce chi volessero punire. Un atto contro statue inermi, indirizzato più che alle stesse verso l’ideologia religiosa che esse rappresentano. Si intuisce chiaramente però che chiunque sia stato ad agire, lo ha fatto volendo colpire il nostro credo e le nostre radici».
«Oggi non è solo la Gallura a essere stata ferita da tale gesto ma tutta la Sardegna e tutti gli italiani - continua Piga -. Come movimento “Noi con Salvini”, stiamo dalla parte della Chiesa e di don Francesco Tamponi, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi. Come don Tamponi definiamo quest’atto una vigliaccata, un crimine contro la fede e contro la nostra cultura. Parole chiare che sfidano gli autori di questi gesti perpetuati contro tutto ciò che ci rappresenta a livello religioso e storico».
I fatti cui il comunicato di Piga fa riferimento erano stati scoperti lunedì pomeriggio, quando alcuni proprietari di vigne poste accanto alla chiesetta erano entrati nel tempio, come tutti i giorni, per una preghiera ed avevano scoperto inorriditi quanto era accaduto.
Sul posto, immediatamente avvertito, era sopraggiunto per primo il parroco di San Giuseppe, monsignor Giovanni Maria Pittorru, da cui la chiesa dipende, che poco dopo scopriva uguale scempio nella chiesa di La Trinitai. (a.m.)
Ieri mattina sui due sacrilegi è intervenuto anche il coordinamento provinciale Nord Sardegna “Noi Con Salvini”. «Capita alcune volte che qualche mariolo da strapazzo - si legge nel comunicato a firma di Mario Piga - profani luoghi di culto, esclusivamente per rubare qualche spicciolo dalle offerte dei fedeli o qualche oggetto di valore allo scopo di ricavarne un “beneficio” economico. L’atto perpetrato in questi giorni però sembrerebbe di diverso significato. Non si sa ancora chi siano gli autori di questo atto sacrilego, anche se intuitivamente si capisce chi volessero punire. Un atto contro statue inermi, indirizzato più che alle stesse verso l’ideologia religiosa che esse rappresentano. Si intuisce chiaramente però che chiunque sia stato ad agire, lo ha fatto volendo colpire il nostro credo e le nostre radici».
«Oggi non è solo la Gallura a essere stata ferita da tale gesto ma tutta la Sardegna e tutti gli italiani - continua Piga -. Come movimento “Noi con Salvini”, stiamo dalla parte della Chiesa e di don Francesco Tamponi, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi. Come don Tamponi definiamo quest’atto una vigliaccata, un crimine contro la fede e contro la nostra cultura. Parole chiare che sfidano gli autori di questi gesti perpetuati contro tutto ciò che ci rappresenta a livello religioso e storico».
I fatti cui il comunicato di Piga fa riferimento erano stati scoperti lunedì pomeriggio, quando alcuni proprietari di vigne poste accanto alla chiesetta erano entrati nel tempio, come tutti i giorni, per una preghiera ed avevano scoperto inorriditi quanto era accaduto.
Sul posto, immediatamente avvertito, era sopraggiunto per primo il parroco di San Giuseppe, monsignor Giovanni Maria Pittorru, da cui la chiesa dipende, che poco dopo scopriva uguale scempio nella chiesa di La Trinitai. (a.m.)
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