Attese al pronto soccorso, nuovo sos per il personale
Una dozzina di medici a disposizione e soltanto la metà fa i turni di notte Sabato scorso pazienti in sala d’aspetto anche per 15 ore. Interviene la Cgil
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OLBIA. Cresce la polemica dopo l’ennesimo caso di attesa infinita al pronto soccorso. E nessuno può smentire la realtà. Perché questo è ciò che capita ogni giorno. Soprattutto d’estate, chi arriva nel dipartimento di emergenza non sa mai (le urgenze sono escluse) quanto tempo dovrà aspettare prima di essere visitato. Le ultime proteste risalgono a sabato scorso quando un turista disabile di Verbania ha atteso dieci ore prima di poter essere sottoposto a un esame e un anziano di Arzachena addirittura 15. Nessuno ha accusato gli incolpevoli medici o gli infermieri. Sono pochi, decisamente pochi. Ed è una certezza. E il pronto soccorso, che deve poi smistare i pazienti nei vari reparti per esami e approfondimenti, lavora in affanno. Così le attese lunghe ed estenuanti diventano inevitabili.
Il pronto soccorso del Giovanni Paolo II è quello che lavora di più in assoluto in tutta la Sardegna e alla fine dell’anno registrerà almeno 44mila accessi e un’estate con numeri record. Eppure sono a disposizione solo una dozzina di medici (qualcuno ogni tanto arriva in prestito da altri reparti che restano a loro volta sguarniti), e solo la metà può fare i turni di notte. Si si considera inoltre che per ciascun turno non lavorano più di due medici, il risultato è quello che si è visto anche sabato scorso, quando si sono registrate attese dalle 10 alle 15 ore. «In quella giornata - scrive la Assl in una nota - sono passati alpPronto soccorso 168 pazienti, di cui 71 codici gialli. Per l’accesso, si procede sulla base della gravità delle condizioni dei pazienti e si assegnano i codici. E’ ovvio che le attese aumentano nel momento in cui si ricorre al pronto soccorso in modo improprio: per ottenere cioè visite per disturbi di lieve entità di cui si possono occupare gli specialisti del territorio e la guardia medica di giorno e la guardia turistica di notte».
In difesa degli esasperati dipendenti ospedalieri, si sono più volte schierati i vari sindacati. Ieri ha riaffrontato l’argomento la Funzione Pubblica della Cgil, con la segretaria territoriale Luisella Maccioni e il responsabile del dipartimento sanità Lorenzo Porcheddu. «I lavoratori, con enormi disagi, cercano di portare avanti un sistema che presenza non poche difficoltà e se l’ospedale garantisce le cure al cittadino è solo grazie a loro. Ma guarda caso, si fa di tutto per continuare nel processo di riduzione del personale, sii limitano le funzioni e si cancellano strutture che hanno caratterizzato gli avanzamenti professionali dei lavoratori. Nello stesso tempo, non si affronta il problema di una ospedalizzazione eccessiva e un carico di lavoro superiore agli standard definitivi, rischiando di creare una pressione lavorativa notevole ai danni del paziente e dello stesso dipendente. Insomma - chiude la Cgil Funzione Pubblica -, non si dà corso a un progetto reale e credibile di potenziamento e revisione in positivo degli organici». (s.p.)
Il pronto soccorso del Giovanni Paolo II è quello che lavora di più in assoluto in tutta la Sardegna e alla fine dell’anno registrerà almeno 44mila accessi e un’estate con numeri record. Eppure sono a disposizione solo una dozzina di medici (qualcuno ogni tanto arriva in prestito da altri reparti che restano a loro volta sguarniti), e solo la metà può fare i turni di notte. Si si considera inoltre che per ciascun turno non lavorano più di due medici, il risultato è quello che si è visto anche sabato scorso, quando si sono registrate attese dalle 10 alle 15 ore. «In quella giornata - scrive la Assl in una nota - sono passati alpPronto soccorso 168 pazienti, di cui 71 codici gialli. Per l’accesso, si procede sulla base della gravità delle condizioni dei pazienti e si assegnano i codici. E’ ovvio che le attese aumentano nel momento in cui si ricorre al pronto soccorso in modo improprio: per ottenere cioè visite per disturbi di lieve entità di cui si possono occupare gli specialisti del territorio e la guardia medica di giorno e la guardia turistica di notte».
In difesa degli esasperati dipendenti ospedalieri, si sono più volte schierati i vari sindacati. Ieri ha riaffrontato l’argomento la Funzione Pubblica della Cgil, con la segretaria territoriale Luisella Maccioni e il responsabile del dipartimento sanità Lorenzo Porcheddu. «I lavoratori, con enormi disagi, cercano di portare avanti un sistema che presenza non poche difficoltà e se l’ospedale garantisce le cure al cittadino è solo grazie a loro. Ma guarda caso, si fa di tutto per continuare nel processo di riduzione del personale, sii limitano le funzioni e si cancellano strutture che hanno caratterizzato gli avanzamenti professionali dei lavoratori. Nello stesso tempo, non si affronta il problema di una ospedalizzazione eccessiva e un carico di lavoro superiore agli standard definitivi, rischiando di creare una pressione lavorativa notevole ai danni del paziente e dello stesso dipendente. Insomma - chiude la Cgil Funzione Pubblica -, non si dà corso a un progetto reale e credibile di potenziamento e revisione in positivo degli organici». (s.p.)
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