Inchiesta per corruzione la difesa: abbiamo chiarito
L’avvocato di Giorgio Spano è sicuro: «L’accusa di tentata concussione cadrà» Intanto si complica la posizione di Marco Varrucciu, già interrogato e intercettato
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OLBIA. Si complica la posizione di Marco Varrucciu nell’inchiesta conclusa dalla Procura di Tempio sulle pratiche edilizie del gruppo Bonifaci al comune di Olbia. L’inchiesta coinvolge quattro persone – l’ex presidente della commissione urbanistica comunale Giorgio Spano, il figlio Gabriele, il dirigente del gruppo Bonifaci Giuseppe Costa e Roberto Capobianchi – tutte indagate per corruzione e tentata concussione, così come risulta nell’avviso di concluse indagini notificato alle parti qualche giorno fa. Incarichi professionali in cambio di un trattamento di favore per le pratiche del gruppo Bonifaci. In quest’inchiesta Varrucciu, amico è collaboratore di Domenico Bonifaci, non è indagato, ma ha svolto un ruolo importante con dichiarazioni rese alla guardia di finanza e con intercettazioni relative a un’altra indagine per truffa, estorsione e associazione a delinquere condotta dalla Dda di Cagliari.
Le dichiarazioni di Varrucciu chiamano in causa ipotetici accordi tra il costruttore romano Domenico Bonifaci e Giorgio Spano. L’ex presidente della commissione urbanistica comunale però sostiene il contrario. Una mail, in particolare, inviata da Spano a Varrucciu, negherebbe qualunque ipotesi di “accordo” per favorire le pratiche del gruppo Bonifaci. «Abbiamo fornito tutti i documenti chiarificatori e altri ne forniremo non appena avremo la possibilità di accedere agli atti – dice il difensore di Giorgio Spano, l’avvocato Nicola Di Benedetto – soprattutto carte e mail che provano l’inconsistenza delle accuse. Infatti, a noi risulta che uno dei capi d’accusa per cui si procede, il più grave, cioè la tentata concussione, sia stato stralciato e prossimo all’archiviazione».
Sin qui la difesa, ma al momento l’unica certezza è un’inchiesta della Procura di Tempio conclusa nei confronti di quattro persone, tutte indagate per corruzione e tentata concussione. Cioè incarichi professionali in cambio di un trattamento di favore nelle pratiche del gruppo Bonifaci a Olbia, San Pantaleo e Porto Rotondo.
Tutta da verificare, inoltre, la posizione di Marco Varrucciu. Sempre più delicata, sempre sul filo del rasoio. La difesa di Giorgio Spano, non appena avrà accesso agli atti, potrà raccontare l’altra parte della storia, e saranno fuochi d’artificio. Del resto, tra carte, mail e intercettazioni, gli investigatori stanno già passando al setaccio le attività e le frequentazioni spericolate dell’ex consigliere comunale amico e fiduciario di Domenico Bonifaci a Roma, ma anche di Massimo Ciancimino a Palermo. (m.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le dichiarazioni di Varrucciu chiamano in causa ipotetici accordi tra il costruttore romano Domenico Bonifaci e Giorgio Spano. L’ex presidente della commissione urbanistica comunale però sostiene il contrario. Una mail, in particolare, inviata da Spano a Varrucciu, negherebbe qualunque ipotesi di “accordo” per favorire le pratiche del gruppo Bonifaci. «Abbiamo fornito tutti i documenti chiarificatori e altri ne forniremo non appena avremo la possibilità di accedere agli atti – dice il difensore di Giorgio Spano, l’avvocato Nicola Di Benedetto – soprattutto carte e mail che provano l’inconsistenza delle accuse. Infatti, a noi risulta che uno dei capi d’accusa per cui si procede, il più grave, cioè la tentata concussione, sia stato stralciato e prossimo all’archiviazione».
Sin qui la difesa, ma al momento l’unica certezza è un’inchiesta della Procura di Tempio conclusa nei confronti di quattro persone, tutte indagate per corruzione e tentata concussione. Cioè incarichi professionali in cambio di un trattamento di favore nelle pratiche del gruppo Bonifaci a Olbia, San Pantaleo e Porto Rotondo.
Tutta da verificare, inoltre, la posizione di Marco Varrucciu. Sempre più delicata, sempre sul filo del rasoio. La difesa di Giorgio Spano, non appena avrà accesso agli atti, potrà raccontare l’altra parte della storia, e saranno fuochi d’artificio. Del resto, tra carte, mail e intercettazioni, gli investigatori stanno già passando al setaccio le attività e le frequentazioni spericolate dell’ex consigliere comunale amico e fiduciario di Domenico Bonifaci a Roma, ma anche di Massimo Ciancimino a Palermo. (m.b.)
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