Violenza sulle donne: in Gallura arriva un sos ogni 48 ore

Un'immagine simbolo della violenza sulle donne

Al centro “Prospettiva donna” continue richieste di aiuto: 260 nel solo 2016 La presidente Patrizia Desole: «Casi sempre più complessi e pericolosi»

OLBIA. Una richiesta di aiuto ogni due giorni. Un’emergenza senza fine che si scontra ancora con paura, vergogna, sessismo. Donne maltrattate, picchiate, violentate. Sono state 260 le richieste di aiuto arrivate al Centro antiviolenza “Prospettiva donna” nel 2016, oltre 50 i casi nuovi seguiti dall’inizio dell’anno a oggi. «E sono sempre più complessi e pericolosi – commenta la presidente Patrizia Desole – . Donne picchiate con spranghe, minacciate con coltelli, com’è successo nelle ultime settimane». Spesso sono donne giovanissime, vittime della violenza e degli abusi di mariti, compagni, fidanzati e anche padri o fratelli. Storie terrificanti. Per il 75 per cento dei casi, a rivolgersi al centro antiviolenza sono italiane. Nel 2016 si è abbassata la fascia di età: le vittime hanno dai 18 ai 30 anni. Per il 69 % hanno subito violenza fisica, per il 38 % sessuale, per il 32 % economica.

Patrizia DEsole

«Riceviamo una richiesta di aiuto ogni due giorni», rimarca Patrizia Desole. La settimana scorsa, in consiglio regionale si è parlato di femminicidio e di violenza di genere con il capo della polizia Franco Gabrielli. L’aula ha approvato una mozione «per un impegno sempre maggiore contro qualunque violenza di genere» attraverso «una diffusa e capillare campagna a favore della cultura dell’uguaglianza». Previsto un incremento delle risorse: 900mila euro da ripartire tra i 9 centri antiviolenza e le 5 case rifugio dell’isola. «Il lavoro dei centri antiviolenza è fondamentale. Quello che chiediamo è il pieno riconoscimento del lavoro svolto e risorse puntuali e certe per poter fare un’adeguata e seria programmazione – spiega la presidente di Prospettiva donna – Apprezziamo l’impegno assunto dalla giunta regionale che ha incrementato le risorse. Attendiamo ora che vengano assegnate».

Soldi essenziali per mandare avanti la lotta quotidiana dei centri antiviolenza. Perché spesso è necessario tutelare le donne garantendo loro anche un posto sicuro dove rifugiarsi con i propri figli. «Le case rifugio sono fondamentali: è grazie a queste strutture che molte donne riescono a sfuggire alla violenza e anche alla morte». Ogni anno nella casa protetta di “Prospettiva donna”, vengono accolte dalle 25 alle 38 donne, con i figli. Attualmente sono cinque, con i loro bambini. Anche il capo della polizia, nel suo intervento in consiglio regionale, ha dato grande valore ai centri antiviolenza. Così come alla necessità di evitare la seconda vittimizzazione. «Non solo le donne subiscono violenza ma poi spesso questa non viene riconosciuta dagli istituzioni preposte».

Il cambiamento culturale con un’educazione al rispetto di genere che deve cominciare dai banchi di scuola, è ciò a cui lavora “Prospettiva donna”, il cui impegno non si ferma ad affrancare la donna dalla violenza. «Lavoriamo a progetti di inclusione lavorativa e a progetti relativi alla violenza assistita sui minori – conclude Patrizia Desole – Stiamo attivando anche lavori in rete con istituzioni e aziende».
 

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