La Nuova Sardegna

Olbia

Chiuso il dibattimento, ora la sentenza

di Giampiero Cocco
Chiuso il dibattimento, ora la sentenza

Ieri gli ultimi interventi dei difensori. Venerdì 29 settembre le repliche, poi i giudici si ritireranno in camera di consiglio

2 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. L’ultima fase processuale del dibattimento per l’alluvione del novembre 2013, , quella dedicata alle discussioni, si è conclusa ieri con gli interventi dei due senatori della difesa, i penalisti Gerolamo Orecchioni e Pasquale Ramazzotti. Il primo difende l’ex sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda, il secondo i funzionari del Comune di Olbia Antonello Zanda e Giuseppe Budroni. Da assolvere, con la formula ampia, dalle accuse mosse contro di loro e scaturite dalla indagine della procura «che non ha tenuto conto di un principio sostanziale, nel diritto penale italiano – ha detto nel suo intervento l’avvocato Pasquale Ramazzotti –, ovvero la costruzione della prova attraverso documenti, testimonianze e attribuzioni di precise responsabilità basata su fatti contestabili, non su chiacchiere o ilazioni. Nel caso dei miei assistiti, come ha già precisato il codifensore Jacopo Merlini, si e arrivati all’assurdo di attribuire responsabilità di altri, ed a farlo è colui che, in quelle drammatiche circostanze, rivestiva il ruolo primario di dirigente dei servizi di polizia municipale e di responsabile comunale dell’apparato di protezione civile, il comandante Gianni Serra. Dal quale Giuseppe Budroni, mero esecutore di ordini, il quale si è impegnato allo spasimo, in quelle drammatiche ore, per portare soccorso alla popolazione, riceveva indicazioni su come spostare da un punto all’altro della città le forze messe in campo dall’apparato di protezione civile comunale. Il dirigente del settore tecnico e manutenzioni Antonello Zanda, per contro, non può essere accusato di alcun reato in quanto ha messo in atto, ed è documentato negli atti processuali, quanto necessario per effettuare i lavori che gli competevano. Lo aveva fatto negli anni precedenti l’alluvione e lo ha fatto, con la tempistica e le norme prevista per l’espletamento di appalti pubblici, anche quel dannato 2013».

Per il cassazionista Gerolamo Orecchioni «l’assoluzione dell’ex sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda è un doveroso atto di giustizia per restituire ad un gentiluomo la serenità persa e allontanare ogni ambra sul suo operato, svolto professionalità,. umanità e decisione. Nessuno, neppure le forze dell’ordine, sapeva che in quella casa disabitata nelle campagne di Arzachena c’era una famiglia che occupava un locale interrato, senza alcuna via di fuga. Gli unici a conoscenza di tale situazione era la proprietaria di casa ed un vicino il quale, durante l’alluvione, ha sbirciato dalla finestra di casa e non vedendo l’auto si e tranquillizzato la coscienza pensando che in quella villetta non ci fosse nessuno». Il processo si concluderà venerdi 29 settembre con le repliche e il ritoro dei giudici in camera dio consiglio per la sentenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative