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Olbia

I sindaci incontrano Arru: «Niente tagli al Dettori»

di Angelo Mavuli
I sindaci incontrano Arru: «Niente tagli al Dettori»

In vista del dibattito sulla riforma sanitaria, una delegazione fa tappa a Cagliari «Le esigenze dei territori vanno considerate, altrimenti sarà lotta dura»

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TEMPIO. I sindaci dell’Alta Gallura stringono le fila nella lotta per la salvaguardia del Paolo Dettori, in vista del dibattitto sulla riforma sanitaria che, sommersa dai malumori della stessa maggioranza, ha già fatto segnare in consiglio regionale un primo significativo stop di una settimana. Martedì intanto, seguendo una strategia di lotta ben individuata, Emiliano Deiana, presidente dell’Anci e sindaco di Bordigiadas, Andrea Biancareddu, sindaco di Tempio e Fabio Albieri, sindaco di Calangianus, hanno incontrato a Cagliari, per l’ennesima volta in questi ultimi tempi, l’assessore alla Sanità Luigi Arru. «All’assessore - racconta Andrea Biancareddu -, abbiamo cercato di far capire che i servizi richiesti per il Paolo Dettori scaturiscono da dati oggettivi e incontrovertibili. Ad Arru, ancora una volta, abbiamo cercato di far capire che la riforma non può creare il deserto fra Olbia e Sassari e che non può abbandonare quotidianamente a loro stessi, dal punto di vista sanitario, centinaia di pazienti. Che per curarsi dovrebbero percorrere lunghe distanze e che peraltro andrebbero ad intasare a Sassari e a Olbia servizi già sovraffollati».

Biancareddu che parla anche a nome degli altri due sindaci non si sbilancia oltre la cronaca fedele dell’incontro e chiede che «l’allerta rossa sulla sanità rimanga altissima. Non possiamo distrarci - afferma -, e come Comunità dobbiamo essere pronti a reagire in caso di imboscate sempre possibili». L’impressione è che la riforma finale, finora enunciata per grandi linee, sia ancora tutta da scrivere nei capitoli. Facile a dirsi ma non a farsi. Da rispettare sicuramente le normative economiche di legge, ma da soddisfare soprattutto le esigenze reali dei territori. Con provvedimenti che non possono essere la fotocopia di quelli già adottati in altre regioni d’Italia, (in alcune delle quali peraltro la riforma si è rivelata un fallimento), ma che tengano conto della singola realtà territoriale sulla quale si interviene. Abbiamo avuto l’impressione - dice ancora Biancareddu con estrema franchezza -, che ci siano difficoltà a scrivere questa legge di riforma. Da una parte le esigenze vere del territorio, sancite da anni di esperienze, e dall’altra spinte campanilistiche ed elettoralistiche che potrebbero pretendere molto più di quanto la realtà territoriale necessita».

Andrea Biancareddu ovviamente non lo dice, ma nell’immaginario collettivo della gente il pensiero corre subito all’ospedale di San Gavino, super protetto e dotato dalla futura riforma. «Noi - chiude Biancareddu - non staremo a vedere come va a finire. Come Comunità, vigileremo passo dopo passo, sul percorso della riforma. Chiederemo il rispetto di quanto ci è dovuto e pretenderemo che il tutto venga scritto nella legge, senza possibilità di interpretazioni. In caso contrario sarà lotta durissima».

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