Ortopedia, saltano gli interventi: in un cartello le scuse dei medici
È rimasto affisso per poco davanti all’ingresso del reparto: «Ci dispiace, ma manca il personale». Servono quattro dottori in più e altrettanti infermieri. Ridotta anche l’attività ambulatoriale
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OLBIA. Nel reparto di Ortopedia del Giovanni Paolo II, l’emergenza è assoluta: il personale è insufficiente e le sedute operatorie vengono continuamente tagliate. I pochi medici e infermieri sono esasperati, fanno il possibile per venire incontro alle esigenze dei pazienti, ma in questa situazione è veramente difficile operare. E così, ieri, è apparso un cartello di scuse, davanti all’ingresso dell’unità operativa guidata da Peppino Mela: non è rimasto affisso a lungo, quel cartello, (probabilmente l’azienda lo avrà fatto togliere) ma sono tanti coloro che hanno avuto comunque il tempo di leggerlo.
«Si informano i gentili parenti e pazienti che i ripetuti rinvii degli interventi chirurgici sono da imputarsi alle carenze del personale sanitario, motivo per il quale sono state tagliate le sedute operatorie», è stato scritto. E poi i dettagli: «Il pomeriggio, dalle 14 in poi, è disponibile un’unica équipe operatoria per le urgenze: di conseguenza gli interventi di traumatologia ortopedica e le urgenze di tipo ortopediche vengono quasi sempre considerati differibili rispetto alle urgenze della ginecologia e ostetricia e quelle della chirurgia generale. Pertanto, si declina ogni responsabilità in merito a ritardi e rinvii. Siamo spiacenti, ma facciamo il possibile, sempre con la massima dedizione e professionalità, per tamponare le carenze e le criticità esistenti». Il personale, dunque, è ridotto all’osso, ma il problema vero, come più volte i sindacati hanno sottolineato «è che nessuno fa nulla per migliorare la situazione».
Il reparto di Ortopedia, durante l’estate, è quello che registra il maggior numero di accessi che arrivano dal pronto soccorso. Dovrebbe di conseguenza aumentare l’operatività e, invece, c’è stato un crollo. I motivi sono tantissimi: se è vero che mancano in organico 4 ortopedici e altrettanti infermieri, è anche vero che, per legge, devono essere obbligatoriamente date le ferie. Poi c’è chi si ammala o è assente giustificato e poi ci sono le mancate sostituzioni. Senza dimenticare la carenza di anestesisti: se devono andare a Tempio o alla Maddalena, non sono più disponibili per le sedute operatorie dell’Ortopedia di Olbia. I trenta posti letto del reparto sono sempre occupati e chi viene ricoverato qui, non si può mai alzare dopo l’intervento.
Ed ecco che emerge in tutta la sua gravità anche la mancanza degli infermieri. Se un infermiere si sposta in radiologia con un paziente, il ricoverato in reparto che non si può muovere e che ha bisogno di assistenza, deve aspettare. Con la nuova Ats, tra l’altro, sono cambiate molte cose, come qualcuno ha precisato: non si pagano gli straordinari, non sono previste prestazioni aggiuntive, non ci sono i progetti obiettivo e dopo 12 ore di lavoro un medico si deve riposare almeno per altre 12. Anche questi, insomma, sono motivi che hanno contribuito a ridurre l’attività dell’Ortopedia di Olbia.
Un accenno all’attività ambulatoriale, infine: l’unica nell’isola che in passato riusciva a garantire il servizio tutti i giorni, dal lunedì al sabato. Ora si lavora tre volte la settimana, con tante difficoltà (s.p.).
«Si informano i gentili parenti e pazienti che i ripetuti rinvii degli interventi chirurgici sono da imputarsi alle carenze del personale sanitario, motivo per il quale sono state tagliate le sedute operatorie», è stato scritto. E poi i dettagli: «Il pomeriggio, dalle 14 in poi, è disponibile un’unica équipe operatoria per le urgenze: di conseguenza gli interventi di traumatologia ortopedica e le urgenze di tipo ortopediche vengono quasi sempre considerati differibili rispetto alle urgenze della ginecologia e ostetricia e quelle della chirurgia generale. Pertanto, si declina ogni responsabilità in merito a ritardi e rinvii. Siamo spiacenti, ma facciamo il possibile, sempre con la massima dedizione e professionalità, per tamponare le carenze e le criticità esistenti». Il personale, dunque, è ridotto all’osso, ma il problema vero, come più volte i sindacati hanno sottolineato «è che nessuno fa nulla per migliorare la situazione».
Il reparto di Ortopedia, durante l’estate, è quello che registra il maggior numero di accessi che arrivano dal pronto soccorso. Dovrebbe di conseguenza aumentare l’operatività e, invece, c’è stato un crollo. I motivi sono tantissimi: se è vero che mancano in organico 4 ortopedici e altrettanti infermieri, è anche vero che, per legge, devono essere obbligatoriamente date le ferie. Poi c’è chi si ammala o è assente giustificato e poi ci sono le mancate sostituzioni. Senza dimenticare la carenza di anestesisti: se devono andare a Tempio o alla Maddalena, non sono più disponibili per le sedute operatorie dell’Ortopedia di Olbia. I trenta posti letto del reparto sono sempre occupati e chi viene ricoverato qui, non si può mai alzare dopo l’intervento.
Ed ecco che emerge in tutta la sua gravità anche la mancanza degli infermieri. Se un infermiere si sposta in radiologia con un paziente, il ricoverato in reparto che non si può muovere e che ha bisogno di assistenza, deve aspettare. Con la nuova Ats, tra l’altro, sono cambiate molte cose, come qualcuno ha precisato: non si pagano gli straordinari, non sono previste prestazioni aggiuntive, non ci sono i progetti obiettivo e dopo 12 ore di lavoro un medico si deve riposare almeno per altre 12. Anche questi, insomma, sono motivi che hanno contribuito a ridurre l’attività dell’Ortopedia di Olbia.
Un accenno all’attività ambulatoriale, infine: l’unica nell’isola che in passato riusciva a garantire il servizio tutti i giorni, dal lunedì al sabato. Ora si lavora tre volte la settimana, con tante difficoltà (s.p.).
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