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L’ultimo saluto di Tempio al pacifista Alberto L’Abate

L’ultimo saluto di Tempio al pacifista Alberto L’Abate

TEMPIO. Anche a Tempio ha provocato un moto di forte emozione la notizia della morte di Alberto L’Abate, una delle voci più autorevoli e ascoltate del movimento nonviolento italiano. A sentire l’enti...

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TEMPIO. Anche a Tempio ha provocato un moto di forte emozione la notizia della morte di Alberto L’Abate, una delle voci più autorevoli e ascoltate del movimento nonviolento italiano. A sentire l’entità della perdita sono soprattutto quelle comunità al cui interno operano intellettuali e volontari che ispirano la loro azione alle idee di Aldo Capitini e Danilo Dolci. Tempio, non a caso, è città che appartiene alla geografia nazionale del pensiero nonviolento, e così la morte di uno dei suoi leader riconosciuti è stata accolta con immaginabile costernazione. Questo anche perché L’Abate aveva costruito un rapporto con la città gallurese diventato sempre più solido negli anni. A Tempio, ma così anche in altre località dell’Isola come Ghilarza, il pacifista pugliese è stato più volte in visita, e spesso per sostenere la causa degli ideali nonviolenti di cui è stato uno dei testimonial più accreditati. «Alberto L'Abate - dichiarano i nonviolenti tempiesi - è stato per noi una guida e un esempio luminoso di dedizione instancabile e generosa alla causa della pace, della nonviolenza e del disarmo. Basterebbe tenere presente la sua recente campagna per far conoscere il libro di Cassola sulla rivoluzione disarmista, un’opera che gli attuali scenari internazionali rendono oggi fortemente attuale». Basterebbe pensare poi ai seminari tenuti da L'Abate anche di recente a Ghilarza, ai quali hanno preso parte anche diversi tempiesi. «In quelle occasioni - dichiarano - abbiamo potuto scoprire e stimare uno studioso profondo, umile e aperto, un ascoltatore attento, un suscitatore di interrogativi, di passioni e di impegno costante per costruire un mondo più giusto». Quasi certamente, anche in città non mancherà l’occasione per ricordarne in pubblico la persona e l’insegnamento. (g.pu.)

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