La Nuova Sardegna

Olbia

Fiaccole sulle vie del fango la città non dimentica

di Dario Budroni
Fiaccole sulle vie del fango la città non dimentica

Sabato sera il quarto corteo spontaneo promosso da un gruppo di cittadini Partenza alle 20.30 da via Aspromonte: il percorso nei luoghi del dramma

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OLBIA. Le fiaccole tornano a illuminare le vie del fango. Sfileranno nel buio della sera davanti a quelle case che per giorni hanno vomitato acqua, materassi e ricordi inzuppati. E si fermeranno dove in troppi hanno trovato la morte, sul sedile di una auto travolta dalla piena o tra le quattro mura della propria camera da letto. Il 18 novembre è una data che per Olbia vuol dire tragedia. Per questo dopodomani, a quattro anni esatti dall’alluvione che ha cambiato i connotati alla città, alcune delle strade più devastate dal ciclone Cleopatra saranno attraversate da una silenziosa fiaccolata. La marcia ha un solo obiettivo: non dimenticare i morti del 18 novembre del 2013. La fiaccolata, che si ripete fin dal primo anniversario, è promossa da un gruppo spontaneo di cittadini, alluvionati e non.

Per le vie del fango. Gli organizzatori, nella locandina, hanno scritto una frase: «Non sarà una fiaccolata religiosa o politica, ma solo un momento di raccolta e di pensiero per tutti i cittadini che non vogliono dimenticare». E per non dimenticare ciò che è stato, dopodomani sera, sabato 18 novembre, si marcerà tutti insieme per qualche chilometro. Si partirà alle 20.30 da via Aspromonte, davanti alla chiesa di Sant’Antonio. Poi la fiaccolata punterà dritta su zona Baratta, uno dei quartieri più colpiti in assoluto dall’alluvione. Quindi saranno percorse via Vesuvio, via Tre Venezie e via Lazio, il cuore della tragedia. Dopo si camminerà lungo via Trentino, via Amba Alagi e via Barbagia, si imboccherà la rotatoria alle spalle dello stadio Bruno Nespoli e si scenderà lungo via Ungheria, in zona Bandinu. La fiaccolata terminerà in via Belgio, davanti al fiumiciattolo che ora scorre placido e silenzioso e che quattro anni fa ha tolto la vita a una donna e alla sua bambina. Lo scorso anno migliaia presero parte alla marcia, sullo stesso percorso. Al termine del corteo i partecipanti fecero volare in cielo palloncini bianchi e lanterne cinesi, mentre alcune persone intonarono l’Ave Maria in sardo, Hallelujah e No Potho reposare.

Olbia non dimentica. L’alluvione del 2013 uccise diciannove persone in tutta la Sardegna. Tredici i morti in Gallura e nove soltanto a Olbia: Morgana Giagoni, 2 anni, insieme alla mamma Patrizia Corona di 42, Francesco ed Enrico Mazzoccu, 37 e 4 anni, padre e figlio, poi Anna Ragnedda di 83, Bruno Fiore di 68, Sebastiana Brundu di 61, Maria Loriga di 54 e Maria Massa di 88. Enormi i danni alle case. Centinaia le abitazioni totalmente devastate dalla piena dei canali che scorrono dentro la città e numerose le aziende messe in ginocchio, molte delle quali non sono più riuscite a riprendersi. In alcuni casi è arrivato qualche risarcimento, in altri casi nemmeno un euro.

Oggi, chi abita nelle vie del fango, vive ancora nel terrore. Basta un temporale per scatenare il panico. Nei quartieri devastati si è tutti consapevoli che Olbia è ancora ben lontana dall’essere una città sicura.

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