Appalti, crociata contro il massimo ribasso
di Marco Bittau
La Cgil: «Un sistema selvaggio che affossa il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione vigili»
2 MINUTI DI LETTURA
OLBIA. Il mondo degli appalti pubblici è l’osservato speciale d’inizio anno da parte della Cgil. Nel mirino la famigerata pratica del “massimo ribasso” che pesa enormemente sulla conservazione dei posti di lavoro. Servono il rilancio dell’osservatorio regionale sugli appalti e un diverso ruolo delle pubbliche amministrazioni.
«La crisi dell’occupazione in Gallura si caratterizza, non soltanto per la decadenza del sistema economico, ma anche per un sistema di appalti pubblici strutturati secondo il terrificante criterio del “massimo ribasso” applicato a tutte quelle procedure di affidamento di servizi fino alla soglia del milione di euro – dice Luisella Maccioni, segretario generale Funzione pubblica Cgil – da questa soglia passa la stragrande parte degli affidamenti di servizi da parte delle amministrazioni pubbliche, a cooperative a società e aziende che gestiscono servizi nel territorio come l’igiene ambientale, la pulizia del verde pubblico, i servizi. della socio assistenza». «Purtroppo il mondo degli appalti più delle volte è un mondo selvaggio, senza regole, sia gestito in appalto diretto o in concessione, proprio perché viene fatto con il massimo ribasso».
Le conseguenze sono drammatiche: riduzioni del personale, basse retribuzioni, tagli agli orari di lavoro, peggiore qualità dei servizi. «Ecco perché – aggiunge Luisella Maccioni – da tempo la Cgil ha centrato la propria iniziativa proprio sulla denuncia costante di questo sistema, cercando di richiamare le amministrazioni pubbliche a una vigilanza continua su quegli appalti che grazie al “maggiore ribasso” permettono a chi gestisce i servizi di ridurre o addirittura cancellare i diritti contrattuali». «Perciò – ancora la Cgil – non è più pensabile, da parte delle amministrazioni pubbliche, negli appalti non tenere conto del costo del personale, delle ore effettive che devono essere svolte che sia un part-time o fult-time come prevede il contratto collettivo nazionale. Invece, il più delle volte i lavoratori, specialmente in cambi d’appalto, si trovano di fronte riduzioni drastiche del proprio orario di lavoro e della retribuzione mensile».
La Cgil sottolinea la necessità di intervenire, da parte del sindacato, durante la fase di espletamento di un appalto, almeno per quanto concerne personale e servizi. Ma anche per le aziende che più delle volte, si trovano costrette a partecipare ad appalti con risorse economiche ristrettissime e, di conseguenza, a tagliare pur di aggiudicarsi l’appalto». «Siamo convinti – dice il segretario della Funzione pubblica Cgil – che un sistema a del genere impoverisca sempre di più il mondo del lavoro. Quindi un forte richiamo alle pubbliche amministrazioni affinché vigilino su tutti gli appalti. Inoltre, sarebbe interessante ridare sostanza all’ormai dimenticato “osservatorio sugli appalti” regionale».
©RIPRODUZIONE RISE
«La crisi dell’occupazione in Gallura si caratterizza, non soltanto per la decadenza del sistema economico, ma anche per un sistema di appalti pubblici strutturati secondo il terrificante criterio del “massimo ribasso” applicato a tutte quelle procedure di affidamento di servizi fino alla soglia del milione di euro – dice Luisella Maccioni, segretario generale Funzione pubblica Cgil – da questa soglia passa la stragrande parte degli affidamenti di servizi da parte delle amministrazioni pubbliche, a cooperative a società e aziende che gestiscono servizi nel territorio come l’igiene ambientale, la pulizia del verde pubblico, i servizi. della socio assistenza». «Purtroppo il mondo degli appalti più delle volte è un mondo selvaggio, senza regole, sia gestito in appalto diretto o in concessione, proprio perché viene fatto con il massimo ribasso».
Le conseguenze sono drammatiche: riduzioni del personale, basse retribuzioni, tagli agli orari di lavoro, peggiore qualità dei servizi. «Ecco perché – aggiunge Luisella Maccioni – da tempo la Cgil ha centrato la propria iniziativa proprio sulla denuncia costante di questo sistema, cercando di richiamare le amministrazioni pubbliche a una vigilanza continua su quegli appalti che grazie al “maggiore ribasso” permettono a chi gestisce i servizi di ridurre o addirittura cancellare i diritti contrattuali». «Perciò – ancora la Cgil – non è più pensabile, da parte delle amministrazioni pubbliche, negli appalti non tenere conto del costo del personale, delle ore effettive che devono essere svolte che sia un part-time o fult-time come prevede il contratto collettivo nazionale. Invece, il più delle volte i lavoratori, specialmente in cambi d’appalto, si trovano di fronte riduzioni drastiche del proprio orario di lavoro e della retribuzione mensile».
La Cgil sottolinea la necessità di intervenire, da parte del sindacato, durante la fase di espletamento di un appalto, almeno per quanto concerne personale e servizi. Ma anche per le aziende che più delle volte, si trovano costrette a partecipare ad appalti con risorse economiche ristrettissime e, di conseguenza, a tagliare pur di aggiudicarsi l’appalto». «Siamo convinti – dice il segretario della Funzione pubblica Cgil – che un sistema a del genere impoverisca sempre di più il mondo del lavoro. Quindi un forte richiamo alle pubbliche amministrazioni affinché vigilino su tutti gli appalti. Inoltre, sarebbe interessante ridare sostanza all’ormai dimenticato “osservatorio sugli appalti” regionale».
©RIPRODUZIONE RISE
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
