il caso
Rispunta il nome del giudice Vincenzo Cristiano
OLBIA. Il nome e l’ombra di Vincenzo Cristiano aleggiano ancora negli anditi del tribunale di Tempio. Il primo giudice in Gallura finito sotto inchiesta e fatto arrestare dalla Procura di Roma con l’a...
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OLBIA. Il nome e l’ombra di Vincenzo Cristiano aleggiano ancora negli anditi del tribunale di Tempio. Il primo giudice in Gallura finito sotto inchiesta e fatto arrestare dalla Procura di Roma con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, suo malgrado, ha scavato un solco profondo a Tempio: dal giorno del suo arresto è stata una bufera dopo l’altra. La novità è che l’inchiesta che riguarda l’ex gip Cristiano si incrocia con quella più recente sulle aste pilotate in tribunale. Altri 5 magistrati (in servizio o in pensione) indagati e la sensazione che il peggio debba ancora accadere. Lo segnala l’avvocato Cataldo Intrieri, difensore del magistrato indagato Andrea Schirra. Intrieri in una memoria difensiva sottolinea come «la delicata decisione di disporre delle intercettazioni ambientali a carico di un avvocato nell’inchiesta sulle aste venisse adottata da un giudice, Vincenzo Cristiano appunto, incompetente ex articolo 11 del codice di procedura penale. In più lo stesso giudice Cristiano oltre a essere incompetente era anche di fatto incompatibile perché indagato dalla Procura di Tempio e da qualla di Roma per gravissime ipotesi di reato». Insomma, l’ipotesi dell’avvocato Intrieri è la seguente: i magistrati di Tempio indagavano sui loro colleghi, tenendo presente – sempre secondo Intrieri – che già allora ben si conoscevano il nome e la posizione di Schirra come acquirente della villa all’asta nella denuncia presentata dalla moglie di Sebastiano Ragnedda. (m.b.)
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