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Olbia

Edilizia, cresce il numero di operai ma il lavoro è più precario

di Serena Lullia
Edilizia, cresce il numero di operai ma il lavoro è più precario

Nel 2017 il numero di addetti nel Nord Sardegna era di 5.802, +8 rispetto al 2016. I contratti diventano part-time e stagionali: in un anno persi 5 milioni di stipendi

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OLBIA. Il 2017 inghiotte 58 imprese edili del Nord Sardegna. Cancellate dalla crisi del mattone. Nel 2017 la Cassa edile ne ha contato 1424 con una flessione rispetto al 2016 del 3,91%. Nell’anno andato in archivio evaporano anche 5 milioni di euro di salari e 410mila ore di lavoro. Crescono, anche se in cifra singola, gli addetti: 5802, otto in più rispetto al 2016. La Gallura perde meno rispetto al sassarese ma non ha ancora trovato la forza per scollinare. Il 2018 potrebbe essere però l’anno della svolta.

Meno ore, meno salari. Il dato più allarmante è il crollo delle ore lavorate. Da 5milioni 236mila 480 nel 2016 a 4milioni 826mila 462. Una emorragia di 410 mila ore, che messe insieme valgono 51mila giornate. «Se è quindi vero che il numero di addetti si è mantenuto, anzi è leggermente aumentato, su base annua si lavora molto meno – spiega Alfredo Costa, coordinatore territoriale della Filca Cisl Gallura –. Che significa sempre più contratti a termine, di breve durata, part-time. Il lavoro da otto ore giornaliere è sempre meno diffuso. Questa riduzione comporta come conseguenza la riduzione dei salari. Meno massa salari significa minore retribuzione. Di conseguenza minore possibilità di spesa, meno contribuzione, meno imposizione fiscale».

Lavoro grigio. C’è poi un fenomeno in crescita. L’utilizzo di contratti diversi da quello edile. «Sempre più spesso veniamo a conoscenza di lavoratori edili che vengono inquadrati con contratti da metalmeccanici o dei trasporti. Un fenomeno su cui va tenuta alta l’attenzione e che necessita di sempre maggiori controlli. Il contratto edile è oneroso per una serie di motivi, garantisce certi inquadramenti contributivi anche in virtù dei rischi». Non ricorrere al contratto collettivo nazionale si configura come un risparmio per l’imprenditore, non per il lavoratore. Una forma di lavoro grigio.

Ore piccole. I contratti degli edili nel 2017 sono diventati più leggeri. In termini di ore. Poco più del 35% può contare su contratti a tempo indeterminato. Il 25-30% fino a tre mesi; il 20% fino a sei; 13% fino a nove.

Operai da qualificare. Dall’analisi dei numeri emerge anche che la maggior parte dei contratti appartiene a operai comuni. Premesso che dietro l’inquadramento generico spesso si nascondono meccanismi consolidati per pagare meno contributi, nel nord Sardegna resta un generale basso livello di qualifiche delle maestranze. «È evidente che si tratti di un settore da riqualificare e professionalizzare – aggiunge Costa –. Non avere certe figure specializzate in loco costringe ad attingere fuori dai bacini locali. Bisogna quindi insistere sulla formazione ancora di più oggi che il settore sta cambiando. Ed è solo in questo modo che lo si può rendere interessante anche per i giovani». Al momento l’edilizia nel Nord Sardegna ha sempre più i capelli grigi. Pochi addetti , tra il 10 e il 12% hanno meno di 30 anni; quasi il 60% tra i 30 e i 50 anni; il resto è sopra i 50.

Gli scenari. «È innegabile che siamo ancora dentro la crisi e che il mercato immobiliare sia fermo – conclude Costa –. Nel Nord Sardegna la Gallura continua a perdere, ma perde meno del sassarese e di tante altre zone dell’isola. L’edilizia è un settore ciclico. Fonti autorevoli ci dicono che nel 2018 ci sarà una lieve ripresa. Ma sarà a macchia di leopardo».

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