Molti olbiesi nell’agenda dell’usuraio
di Serena Lullia
L’hanno trovata i carabinieri sul sedile dell’auto di Salvatore Canu quando lo hanno arrestato. Cresce il numero di denunce
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OLBIA. L’agenda con i nomi, i prestiti a tassi usurai e i piani di ammortamento era sul sedile della Mazda parcheggiata davanti alla casa di Salvatore Canu. L’hanno trovata i carabinieri quando sono arrivati nella casa-stazzo di Putzolu per arrestare il forestale in pensione. Un documento prezioso che è ora sotto la lente di ingrandimento degli investigatori e dal quale emergerebbe un business a più zeri. Unico autore Canu, 61enne nato a Bono ma residente in città. Dalle agende e dagli assegni trovati nella sua abitazione si può far risalire l’inizio dell’attività usuraia ai primi anni Novanta. Canu si trova ora ai domiciliari perché ritenuto responsabile di usura, estorsione e tentata estorsione aggravata. Reati inizialmente circoscritti al Nuorese. Ma a 48 ore dall’arresto sono già emerse in modo chiaro anche alcune vittime a Olbia.
Stop alla paura. Ieri mattina i carabinieri sono stati contattati da alcune persone del Nuorese. Schiave dell’usura che hanno trovato il coraggio di sporgere denuncia. Testimonianze preziose per gli investigatori, tasselli fondamentali di un puzzle che giorno dopo giorno si ricompone. Le denunce e l’analisi dei libri contabili trovati a casa di Canu sono i due binari su cui si muovono i carabinieri. In corso anche delle verifiche sui conti bancari dell’operaio forestale in pensione per cercare di capire dove finisse il denaro. All’apparenza Canu conduceva una vita morigerata. Viveva in un stazzo ristrutturato nelle campagne di Putzolu e aveva una Mazda. Un insospettabile pensionato innamorato della campagna.
Prestiti usurai. Dagli anni Novanta, invece, secondo quanto emerge dalle indagini cominciate nel dicembre 2016, la sua principale occupazione era prestare denaro a privati e imprenditori in difficoltà economiche. Un “benefattore” che agiva per conto terzi, precisava quando parlava con le sue vittime, a cui applicava tassi usurai tra il 48 e il 69%. In un caso accertato e con piano di restituzione ancora in corso, a fronte di un prestito di 80mila euro, Canu aveva chiesto la restituzione di 300mila euro.
Dall’usura alle minacce. Due i casi di attentati incendiari nel nuorese che i carabinieri hanno collegato a Canu. La pescheria “Sapori di mare”, data alle fiamme nel marzo 2016 e l’auto di un imprenditore edile bruciata nel dicembre dello stesso anno. Quando le vittime non restituivano il denaro prestato, il pensionato avrebbe usato prima minacce di ritorsioni fisiche per poi passare agli attentati. In una intercettazione Canu parla con la madre dell’imprenditore edile nuorese a cui nel dicembre 2016 andò a fuoco la macchina. L’uomo non risponde alle chiamate dello strozzino. Le dice: «Vedrà che già risponde...quando sentirà la tegola...la comprenderà cosa è la tegola». La donna risponde disperata. «Già glielo dico io...già bastano quelle che sono scese di tegole».
Cozze e assegni. Nel linguaggio di chi teme di essere intercettato, Canu non parla mai di rate ma di cozze. 12 o 18 chili per indicare un piano di ammortamento in dodici o diciotto rate. La vittima, in fase di contrattazione del prestito, doveva firmare una sorta di contratto e un assegno come garanzia. Se restituiva il denaro l’assegno veniva annullato, altrimenti incassato.
Stop alla paura. Ieri mattina i carabinieri sono stati contattati da alcune persone del Nuorese. Schiave dell’usura che hanno trovato il coraggio di sporgere denuncia. Testimonianze preziose per gli investigatori, tasselli fondamentali di un puzzle che giorno dopo giorno si ricompone. Le denunce e l’analisi dei libri contabili trovati a casa di Canu sono i due binari su cui si muovono i carabinieri. In corso anche delle verifiche sui conti bancari dell’operaio forestale in pensione per cercare di capire dove finisse il denaro. All’apparenza Canu conduceva una vita morigerata. Viveva in un stazzo ristrutturato nelle campagne di Putzolu e aveva una Mazda. Un insospettabile pensionato innamorato della campagna.
Prestiti usurai. Dagli anni Novanta, invece, secondo quanto emerge dalle indagini cominciate nel dicembre 2016, la sua principale occupazione era prestare denaro a privati e imprenditori in difficoltà economiche. Un “benefattore” che agiva per conto terzi, precisava quando parlava con le sue vittime, a cui applicava tassi usurai tra il 48 e il 69%. In un caso accertato e con piano di restituzione ancora in corso, a fronte di un prestito di 80mila euro, Canu aveva chiesto la restituzione di 300mila euro.
Dall’usura alle minacce. Due i casi di attentati incendiari nel nuorese che i carabinieri hanno collegato a Canu. La pescheria “Sapori di mare”, data alle fiamme nel marzo 2016 e l’auto di un imprenditore edile bruciata nel dicembre dello stesso anno. Quando le vittime non restituivano il denaro prestato, il pensionato avrebbe usato prima minacce di ritorsioni fisiche per poi passare agli attentati. In una intercettazione Canu parla con la madre dell’imprenditore edile nuorese a cui nel dicembre 2016 andò a fuoco la macchina. L’uomo non risponde alle chiamate dello strozzino. Le dice: «Vedrà che già risponde...quando sentirà la tegola...la comprenderà cosa è la tegola». La donna risponde disperata. «Già glielo dico io...già bastano quelle che sono scese di tegole».
Cozze e assegni. Nel linguaggio di chi teme di essere intercettato, Canu non parla mai di rate ma di cozze. 12 o 18 chili per indicare un piano di ammortamento in dodici o diciotto rate. La vittima, in fase di contrattazione del prestito, doveva firmare una sorta di contratto e un assegno come garanzia. Se restituiva il denaro l’assegno veniva annullato, altrimenti incassato.
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