La Nuova Sardegna

Olbia

Tra Cipnes e Autorità portuale accordo sugli immobili contesi

di Giandomenico Mele
Tra Cipnes e Autorità portuale accordo sugli immobili contesi

Si chiude dopo undici anni il braccio di ferro giudiziario tra i due enti sfociato in un sequestro In gioco ci sono terreni e fabbricati a Cala Saccaia, compresa la sede del consorzio industriale

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OLBIA. Il Cipnes smetterà di pagare l’affitto per la sua sede all’Autorità portuale. Una battaglia giudiziaria che approda ai più miti consigli di un accordo lontano dalle aule dei tribunali. Dopo undici anni sembra vedere un sigillo stragiudiziale il contenzioso pendente tra Cipnes e varie amministrazioni statali. Che aveva portato al paradosso del sequestro giudiziario della stessa sede, per la quale il Consorzio industriale paga un canone di locazione al custode giudiziario. In questo caso, il presidente dell’Autorità portuale. Si tratta di un conflitto sui confini demaniali di Cala Saccaia, con la rivendicazione da parte del Consorzio di aree e fabbricati, individuati e trasferiti unilateralmente al Demanio. Contenzioso che ha visto opposto il Cipnes all’Autorità portuale di Olbia e Golfo Aranci davanti al Tar e ai tribunali ordinari di Olbia e Cagliari.

L’accordo. Il tribunale di Olbia, pur se territorialmente incompetente, aveva disposto un sequestro a favore dell’Autorità portuale che è ad oggi esistente. Si tratta del possesso di terreni e fabbricati dell'ex porto industriale Cocciani, per i quali il giudice di Cagliari aveva poi rigettato il ricorso presentato dal Consorzio industriale contro le presunte turbative al possesso degli immobili da parte dell'Autorità portuale. Si parla di tutta la striscia di terreno davanti alla sede del Cipnes a Cala Saccaia e una serie di terreni e immobili che lo stesso Cines, all’epoca, aveva affittato. Nell'elenco dei beni sotto sequestro, oltre la sede del Cines, c’erano anche la sede della guardia di finanza, un ufficio postale, uno sportello del Banco di Sardegna, un bar, le maggiori agenzie marittime cittadine, un deposito della Nieddu Logistica. L’atto di intesa si fonda, dunque, sulla disciplina dell’uso territoriale degli immobili contesi e prevede il riconoscimento in capo al Cipnes della proprietà di due dei tre fabbricati oggetto di causa, mentre il terzo verrebbe anch’esso immesso nella disponibilità del Consorzio con un atto di consegna non oneroso. Il Cipnes, quindi, tornerebbe in possesso di tutti e tre i fabbricati oggetto della controversia.

Addio canone. Per effetto dell’accordo il Consorzio otterrebbe il primario beneficio di non dover più corrispondere all’Autorità portuale il canone di locazione, che viene versato sulla base del sequestro disposto dal tribunale. Avrebbe poi diritto a percepire i canoni versati al custode giudiziario, cioè l’Autorità portuale, negli ultimi 11 anni dai locatari, in relazione agli immobili oggi riconosciuti in sua proprietà. L’intesa prevede poi il riconoscimento della demanialità delle aree oggetto della contestata delimitazione.

Causa al Tar? La soluzione amichevole della vertenza presenta, tuttavia, un punto interrogativo. Il tribunale di Cagliari, conformandosi a una recente sentenza del Consiglio di Stato, potrebbe rilevare un difetto di giurisdizione, rimettendo tutta la questione al Tar, con inevitabile allungamento dei tempi. Il Cipnes, così, ritiene l’accordo favorevole, potendo tornare in pieno possesso dei fabbricati che generano reddito, ammettendo la demanialità di alcuni terreni. I tempi lunghi della giustizia, invece, sconsiglierebbero la prosecuzione della causa, anche nel caso di una futura sentenza favorevole al Consorzio.

Regolamento negoziale. Lo schema di regolamento prevede la transazione del contenzioso giudiziale pendente tra Cipnes, ministero delle Infrastrutture, Direzione marittima, Autorità portuale e Agenzia del demanio. Risolvendo così in via stragiudiziale i ricorsi pendenti davanti al Tar e al tribunale civile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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