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Olbia

«Sorrisi e carezze per me gli anziani sono come genitori»

«Sorrisi e carezze per me gli anziani sono come genitori»

Gigi Deidda, 52enne assistente domiciliare, è uno dei pochi badanti maschi iscritti nel registro del distretto sanitario di Olbia Tempio

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OLBIA. Si prende cura del loro corpo indebolito dal tempo e della loro anima resa fragile dagli anni. Perché oltre alle medicine esistono i potenti farmaci del cuore. Un sorriso, una carezza. Iniezioni di vita. Gigi Deidda è un super badante. Un biondo omone di 52 anni con il cuore gonfio di tenerezza. Originario di Iglesias, da 16 anni è un figlio adottivo di Olbia. Ed è uno dei 25 assistenti domiciliari maschi registrati nel distretto di Olbia-Tempio. «Adoro questa città che mi ha accolto, ormai questa è casa mia – racconta –. E amo il mio lavoro».

Un passato da barman lungo 25 anni in cui ha affinato le qualità di ascoltatore paziente. «Perché quando si sta dietro un bancone si instaura un rapporto di confidenza con i clienti e diventi un po’ il loro psicologo – spiega –. Nella vita volevo fare due cose. Il barista e lavorare in ospedale. In un certo modo le ho realizzate entrambi». Dopo tanti anni da barista Gigi sente la stanchezza di quel mestiere e si sente pronto a iniziare una seconda vita. «Ho frequentato il primo corso di assistente domiciliare organizzato qui a Olbia. Ero l’unico uomo – ricorda con orgoglio –. Con quell’attestato ho cominciato a lavorare subito nella Rsa di Padru dove sono rimasto per sei anni. Poi sono stato dipendente della Oltrans service e anche lì mi sono trovato benissimo. Ma sentivo l’esigenza di fare questo lavoro in maniera autonoma». Gigi offre una assistenza completa, con elevati competenze infermieristiche. Oltre all’attestato di assistente domiciliare ha il diploma di Operatore socio sanitario e i brevetti ottenuti durante il lavoro al 118. «Comincio alle 6 del mattino perché ho dei pazienti a cui vanno somministrato i medicinali della terapia, ma anche persone allettate che vanno cambiate – racconta la sua giornata Gigi –. Finisco alla una e poi riprendo alle tre e mezzo. Non ho un giorno libero. Loro hanno bisogno di me».

Una missione per Gigi più che un mestiere. «Per fare l’assistente domiciliare devi partire da un presupposto che secondo me è fondamentale – sottolinea –. Dobbiamo aiutare i nostri pazienti a sorridere, a vivere al meglio i loro giorni anche se sono gli ultimi. Io sono una persona solare e cerco di trasmettere tutto questo a ognuno di loro. Ridiamo, scherziamo, li accompagno in giro. Entro nelle loro case in punta di piedi, perché nessuno ha il diritto di stravolgere le loro abitudini. Io sto bene con loro, che abbiano 30 o 80 anni. Con gli anziani poi sto proprio benissimo. Mi raccontano la storia della loro vita. Grazie a loro ho imparato tanto di questa città». Ma nessuno pensi che fare il badante sia semplice. «Si lavora da soli e bisogna saper gestire situazioni difficili – dice –. Bisogna capire per esempio quando è il momento di chiamare il medico. Hai delle responsabilità che in ospedale non hai perché lì si lavora in squadra».

L’assistenza di Gigi è quella che un figlio darebbe ai propri genitori. Il cuore è il suo valore aggiunto. «Nella mia vita ho sempre lavorato e non ho potuto godermi abbastanza i miei genitori – conclude –. Per me ogni paziente è mio padre e mia madre. E a ognuno di loro mi dedico con l’amore e la dedizione di un figlio». (se.lu.)



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