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Olbia

Olbia, morta cadendo dal quinto piano dell’hotel: tornano i Ris

di Stefania Puorro
Olbia, morta cadendo dal quinto piano dell’hotel: tornano i Ris

Nuovi rilievi del reparto scientifico dei carabinieri davanti all’albergo dal quale era precipitata la giovane polacca

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OLBIA. Alle 10 e mezzo, in via Garibaldi, compare il nastro bianco e rosso che impedisce alle macchine di passare. Quella zona del centro storico è di nuovo isolata. Proprio come è accaduto lo scorso 15 marzo, dopo la tragedia. Quando, alle 6.40 del mattino, Magdalena Monika Jozwiak, 39 anni, polacca, è morta dopo un volo dal quinto piano di un albergo.

I Ris. Sono tornati i Ris, ieri mattina, per completare i rilievi. E per trovare altre risposte a un dramma ancora oggi avvolto nel giallo. Il compagno della donna, Marco Messina, 44 anni, di Olbia, aveva trascorso la notte con lei nella suite dell’hotel Panorana. Ed erano ancora insieme, nella stanza, quando è avvenuta la tragedia. Lui è indagato, per la morte della fidanzata, ma non è stato ancora interrogato. Comparirà davanti al pm per la prima volta il 28 marzo.

Il laser scanner. Le indagini, nel frattempo, vanno avanti e in attesa che arrivino anche i risultati dell’autopsia, i Ris di Cagliari, guidati dal reparto territoriale dei carabinieri di Olbia e coordinati dal capo della Procura di Tempio Andrea Garau, proseguono il loro lavoro. Ieri, per 4 ore, hanno utilizzato il laser scanner per i rilievi tridimensionali della zona, in modo da poter inserire i i dati nel computer e arrivare a un verdetto. Tutte le informazioni raccolte con l’utilizzo di questo sofisticato strumento, unite ai frammenti ritrovati il giorno della tragedia, serviranno per stabilire con precisione la traiettoria della caduta.

I primi rilievi. Andrà così a completarsi il lavoro scientifico che era stato avviato la mattina del 15 marzo. Cominciato all’interno dell’albergo e nella suite occupata dalla coppia e poi svolto esternamente con l’aiuto dei vigili del fuoco che avevano messo a disposizione l’autoscala. In quel caso erano state trovate anche una serie di impronte sulla vetrata esterna e questo (ma è sempre e solo un’ipotesi) potrebbe far pensare che la donna, prima di cadere nel vuoto, possa aver compiuto qualche passo sul cornicione. Difficile, comunque, saltare fuori dalla finestra. La grande vetrata della suite in cui la giovane polacca e il suo compagno avevano trascorso la notte, ha due finestre strette laterali che si possono aprire, ma solo da un’altezza di un metro e dieci. Questo vuol dire che per poter uscire, la donna potrebbe aver usato una sedia o un tavolo. Anche queste, però, sono sempre supposizioni. Tutte da confermare.

La ricostruzione. Marco Messina e Magdalena Monika Jozwiak stavano insieme da diversi anni, La loro era una storia abbastanza tormentata, con tanti litigi. Tanto che la donna era anche arrivata a denunciare per stalking ii suo compagno ma poi, come ha confermato l’avvocato Giampaolo Murrighile, legale dell’indagato, lei aveva ritirato ogni accusa. Il 14 marzo la coppia aveva deciso di trascorrere una notte diversa dal solito nella suite migliore dell’hotel Panorama. Un albergo nel quale era già stata in precedenza, ma per una permanenza legata al relax. Questa volta, i due, avevano intenzioni diverse. E infatti avevano portato vodka, champagne, spumante e cocaina. Qualcuno, nell’albergo, ha anche raccontato ai carabinieri di averli sentire litigare, altri di non essersi resi conto di nulla. Sino al momento della tragedia, alle 6,40 del mattino, quando la donna è precipitata dal quinto piano. I carabinieri del reparto territoriale, guidati dal colonnello Alberto Cicognani, si sono precipitati in via Garibaldi (avvertiti da un cliente dell’hotel) e qui, davanti al corpo senza vita della donna, hanno trovato il suo compagno. Marco Messina è stato prima portato al pronto soccorso (dagli esami a cui è stato sottoposto è risultata evidentissima la presenza di alcol e droga nel sangue e nelle urine) e poi ricoverato nel reparto psichiatrico del San Giovanni di Dio. Ora è a casa, ancora sotto choc, in attesa dell’interrogatorio.

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