Cozze, navi e maxi yacht inizia la guerra del porto
di Giandomenico Mele
La difficile convivenza nel golfo di Olbia tra allevamenti e traffico commerciale L’Authority: «Siamo al limite e nuove concessioni saranno sistemate altrove»
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OLBIA. L’oro nero sfida i giganti del mare. Cozze di Olbia contro traghetti, navi da crociera e maxi yacht. Un conflitto latente, una convivenza spesso forzata, che rischia di arrivare alla guerra dichiarata. Il golfo di Olbia sembra troppo piccolo per contemperare le esigenze di chi ha le concessioni per lo sviluppo della molluschicoltura con l’incremento del traffico navale, in quello che è il primo scalo commerciale in Italia. Numeri e prospettive emerse dopo l’intervento di Massimo Deiana, presidente dell’Autorità di sistema portuale, l’altro ieri a Olbia per partecipare al convegno sul futuro della filiera ittica. «La convivenza tra acquacoltura e portualità qui è difficile, lo sarà sempre di più davanti alle richieste dei grandi armatori che sottolineano la necessità di far entrare in porto più navi e in sicurezza – spiega Deiana -. Io difendo gli interessi dell’economia portuale: fino a quando le due attività primarie convivranno, tutto andrà bene. Se le divergenze divenissero insanabili, bisognerà capire che gli impianti rappresentano un limite allo sviluppo portuale. La canaletta di accesso è stretta e circondata dagli allevamenti di cozze. La perimetrazione attuale consente una convivenza tra i due sistemi produttivi, ma siamo al limite e in caso di nuove concessioni, andranno trovate diverse collocazione».
Le diverse tesi. A questo punto le scuole di pensiero sono due. La tesi di Deiana ha raccolto l’adesione di Marco Balata, assessore comunale al Turismo di Olbia: «Ci opporremo ad ampliamenti delle concessioni esistenti per la mitilicoltura. Siamo per il dialogo e vogliamo la coabitazione tra le diverse attività economiche nel nostro golfo. Ma dobbiamo tenere presenti anche le altre potenzialità economiche, non solo le cozze. Penso ai grandi eventi sportivi». Diversa l’opinione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Pierluigi Caria: «Non vedo conflittualità tra la nautica e le concessioni per l’acquacoltura. Possono convivere sulla base del dialogo». Concetto ribadito anche da Renata Briano, vice presidente della Commissione per la pesca del Parlamento europeo: «Si deve fare sistema tra i diversi comparti produttivi. La portualità non è svincolata dalla richiesta di un certo tipo di turismo, lo stesso che vuole qualità e che non è in conflitto con l’acquacoltura».
La polemica. Le parole di Deiana non hanno però convinto Mauro Monaco, rappresentante del Flag Sardegna e presidente del Consorzio dei molluschicoltori di Olbia: «Il piano regolatore del porto dovrà tener conto dei molluschicoltori. Se qualcuno ha l’idea di uno sviluppo del territorio che passa per un monopolio economico del trasporto marittimo e diportistico, sappia che il settore dell’acquacoltura si metterà di traverso. Vorremmo capire, ricavi alla mano, qual è il “core business” dell’Authority e quanto la nautica restituisca in fatturato al territorio».
Le diverse tesi. A questo punto le scuole di pensiero sono due. La tesi di Deiana ha raccolto l’adesione di Marco Balata, assessore comunale al Turismo di Olbia: «Ci opporremo ad ampliamenti delle concessioni esistenti per la mitilicoltura. Siamo per il dialogo e vogliamo la coabitazione tra le diverse attività economiche nel nostro golfo. Ma dobbiamo tenere presenti anche le altre potenzialità economiche, non solo le cozze. Penso ai grandi eventi sportivi». Diversa l’opinione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Pierluigi Caria: «Non vedo conflittualità tra la nautica e le concessioni per l’acquacoltura. Possono convivere sulla base del dialogo». Concetto ribadito anche da Renata Briano, vice presidente della Commissione per la pesca del Parlamento europeo: «Si deve fare sistema tra i diversi comparti produttivi. La portualità non è svincolata dalla richiesta di un certo tipo di turismo, lo stesso che vuole qualità e che non è in conflitto con l’acquacoltura».
La polemica. Le parole di Deiana non hanno però convinto Mauro Monaco, rappresentante del Flag Sardegna e presidente del Consorzio dei molluschicoltori di Olbia: «Il piano regolatore del porto dovrà tener conto dei molluschicoltori. Se qualcuno ha l’idea di uno sviluppo del territorio che passa per un monopolio economico del trasporto marittimo e diportistico, sappia che il settore dell’acquacoltura si metterà di traverso. Vorremmo capire, ricavi alla mano, qual è il “core business” dell’Authority e quanto la nautica restituisca in fatturato al territorio».
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