Svolta energetica dalla discarica
di Giandomenico Mele
Assemblea aperta sull’impianto di Spiritu Santu: contestato da anni ma ora ci sono nuove prospettive
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OLBIA. La rivoluzione energetica di Olbia che parte dalla discarica di Spiritu Santu. Un paradosso solo in apparenza, visto che la fase di consultazione sullo studio di impatto ambientale previsto dal Cipnes, verte su due punti chiave: la chiusura dell’attuale corpo di discarica, per una superficie di circa 12 ettari, entro il 2019; la creazione di un impianto per la produzione di biometano, che andrà ad approvvigionare le utenze domestiche e industriali di Olbia, in combinato disposto con il progetto di mini depositi di stoccaggio per il Gnl (gas naturale liquefatto). Un futuro energetico al posto delle eterne polemiche intorno alla discarica, grazie ai progetti del Consorzio industriale, in primis, ma soprattutto ai grandi progressi della raccolta differenziata.
Il calcolo statistico dice che nel 2006, anno del picco di produzione, a Olbia si conferivano 115mila tonnellate di rifiuti. Oggi siamo intorno alle 40mila di rifiuti urbani residui, mentre si parla di una previsione di 8-9 mila tonnellate per il 2020, delle quali circa 5 mila da spazzamento stradale. «L’ampliamento della discarica riguarda un’area di circa 2 ettari, destinati a smaltire 65 mila metri cubi di rifiuti indifferenziati e scarti di processo, nell’attesa che questi vengano trattati dal termovalorizzatore di Macomer, dove i lavori dovrebbero terminare massimo nel 2019 – ha spiegato Gianni Maurelli, progettista dell’impianto, durante l’illustrazione del progetto – .La discarica è in fase di esaurimento ed è attualmente oggetto di chiusura e di bonifica ambientale, così come la discarica comunale».
Meno miasmi. Ma sono le relazioni emerse in merito allo studio di impatto ambientale a rappresentare la vera svolta del progetto. Secondo i consulenti del Cipnes, l’impatto dei miasmi, gli odori sgradevoli contestati dagli abitanti della frazione di Murta Maria, dovrebbe essere ridotto drasticamente. «Non ho nulla da eccepire sul progetto, ma vorremmo garanzie sulla riduzione dei miasmi – ha osservato Corrado Varrucciu, presidente del comitato di Murta Maria –. Ma la Regione sta tenendo conto che la nostra frazione ha una vocazione fortemente turistica e il 70% delle abitazioni sono seconde case? Chi viene in vacanza e sente la puzza, poi decide di non tornare». La stima degli impatti in atmosfera, tuttavia, secondo lo studio del Cipnes, per quanto riguarda gli odori «mostra una diminuzione complessiva delle emissioni nella situazione di progetto, dovuta in modo prevalente dal contributo positivo della copertura definitiva della discarica esistente». Un traguardo lodato dal sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. «In questi anni molto è stato fatto, con la riduzione del conferimento di rifiuti indifferenziati – ha spiegato Nizzi –. Ora il futuro vede nascere la possibilità di utilizzare la discarica per produrre energia pulita a disposizione dei cittadini. Questo dimostra a chi ci accusava, che non stavamo giocando sulla pelle degli altri. A chi denunciava alla Procura della Repubblica l’aumento dei casi di tumore nella zona della discarica, abbiamo sempre risposto sostenuti da basi scientifiche che fosse falso e che i lavori sull’impianto avrebbero migliorato la vita anche dei cittadini di Murta Maria e Porto San Paolo».
Il calcolo statistico dice che nel 2006, anno del picco di produzione, a Olbia si conferivano 115mila tonnellate di rifiuti. Oggi siamo intorno alle 40mila di rifiuti urbani residui, mentre si parla di una previsione di 8-9 mila tonnellate per il 2020, delle quali circa 5 mila da spazzamento stradale. «L’ampliamento della discarica riguarda un’area di circa 2 ettari, destinati a smaltire 65 mila metri cubi di rifiuti indifferenziati e scarti di processo, nell’attesa che questi vengano trattati dal termovalorizzatore di Macomer, dove i lavori dovrebbero terminare massimo nel 2019 – ha spiegato Gianni Maurelli, progettista dell’impianto, durante l’illustrazione del progetto – .La discarica è in fase di esaurimento ed è attualmente oggetto di chiusura e di bonifica ambientale, così come la discarica comunale».
Meno miasmi. Ma sono le relazioni emerse in merito allo studio di impatto ambientale a rappresentare la vera svolta del progetto. Secondo i consulenti del Cipnes, l’impatto dei miasmi, gli odori sgradevoli contestati dagli abitanti della frazione di Murta Maria, dovrebbe essere ridotto drasticamente. «Non ho nulla da eccepire sul progetto, ma vorremmo garanzie sulla riduzione dei miasmi – ha osservato Corrado Varrucciu, presidente del comitato di Murta Maria –. Ma la Regione sta tenendo conto che la nostra frazione ha una vocazione fortemente turistica e il 70% delle abitazioni sono seconde case? Chi viene in vacanza e sente la puzza, poi decide di non tornare». La stima degli impatti in atmosfera, tuttavia, secondo lo studio del Cipnes, per quanto riguarda gli odori «mostra una diminuzione complessiva delle emissioni nella situazione di progetto, dovuta in modo prevalente dal contributo positivo della copertura definitiva della discarica esistente». Un traguardo lodato dal sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. «In questi anni molto è stato fatto, con la riduzione del conferimento di rifiuti indifferenziati – ha spiegato Nizzi –. Ora il futuro vede nascere la possibilità di utilizzare la discarica per produrre energia pulita a disposizione dei cittadini. Questo dimostra a chi ci accusava, che non stavamo giocando sulla pelle degli altri. A chi denunciava alla Procura della Repubblica l’aumento dei casi di tumore nella zona della discarica, abbiamo sempre risposto sostenuti da basi scientifiche che fosse falso e che i lavori sull’impianto avrebbero migliorato la vita anche dei cittadini di Murta Maria e Porto San Paolo».
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