Quel giorno che Dc e Pci si unirono per Moro
di Giuseppe Mattioli
A quarant’anni dalla morte dello statista il ricordo delle parole che il sindaco Isoni pronunciò a Monti
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MONTI. Anche per Monti il 9 maggio 1978 fu una data storica per la tragica morte del leader della Democrazia cristiana Aldo Moro. Quella triste vicenda, quarant'anni dopo, non è caduta nell'oblio, sono ancora tanti, amministratori e cittadini che, in paese, ricordano la profonda emozione suscitata dalla barbara uccisione dello statista. In quel periodo amministrava il Comune lo storico sindaco Battista Isoni, uomo di grande temperamento e spessore politico, consigliere regionale per tre legislature consecutive 1974 al 1989, nel corso delle quali fu anche assessore al Turismo, Artigianato e Commercio e ricoprì l'incarico di presidente della Commissione agricoltura, eletto sempre nelle liste della Democrazia cristiana che, assieme e Pietrino Soddu, Martino Loretu e allo scomparso Dettori, fece parte della cosiddetta corrente morotea che si rifaceva al pensiero poltico-filosofico di Aldo Moro. Fu anche presidente di enti locali (Consorzio industriale di Olbia, la Cm "Riviera di Gallura”, l’Asl di Olbia.
In quell'assolato, sconcertante pomeriggio del 9 maggio 1978, scoccato profondamente dal brutale assassinio dello statista, al quale era profondamente legato da lunga amicizia, non esitò a salire su un balcone di un palazzo, nella centralissima piazza regina Margherita e dinanzi ad una folla, pronunziò un accorato e commovente discorso. Ricordò la figura, la profondità di pensiero dell'uomo politico, del professore universitario e del padre di famiglia. Isoni usò toni duri nei confronti di coloro, allora ignoti, che misero fine alla vita di un grande uomo illuminato, stimato in Italia e in Europa.
Isoni si soffermò su quella indimenticabile giornata trascorsa assieme a Monti l’1 giugno 1974, quando, Aldo Moro trovò il tempo, accogliendo l'invito dell'amico, per inaugurare il nuovo edificio della scuola media, al quale prese parte, si può dire tutto il paese.
Ma quel pomeriggio del 9 maggio 1978, passerà agli annali per una cosa insolita, inimmaginabile prima d'allora, per chi conosceva bene l'ambiente montino: dopo il discorso, dallo stesso balcone, ancora basito, Isoni, acconsentì all'allora segretario del Pci, Pino Ferracci, di prendere la parola e declamare tutta l'amarezza personale, degli iscritti al partito locale, per la vile fine imposta all'uomo che credeva nel suo grande progetto: l'integrazione dei cattolici nelle istituzioni, in primo luogo, proseguendo nell'apertura al Psi e infine allo stesso Pci. Disegno, quest'ultimo inviso a certe forze nazionali ed estere, che probabilmente segnarono la sua condanna a morte.
Battista Isoni non si limitò al ricordo di Aldo Moro, andò oltre: pochi mesi dopo, il 3 settembre dello stesso anno, a perenne testimonianza del progresso umano, civile e sociale, intitolò la scuola media ad Aldo Moro, ponendo all'ingresso una lapide ricordandolo come "Martire, difensore strenuo delle libertà democratiche".
In quell'assolato, sconcertante pomeriggio del 9 maggio 1978, scoccato profondamente dal brutale assassinio dello statista, al quale era profondamente legato da lunga amicizia, non esitò a salire su un balcone di un palazzo, nella centralissima piazza regina Margherita e dinanzi ad una folla, pronunziò un accorato e commovente discorso. Ricordò la figura, la profondità di pensiero dell'uomo politico, del professore universitario e del padre di famiglia. Isoni usò toni duri nei confronti di coloro, allora ignoti, che misero fine alla vita di un grande uomo illuminato, stimato in Italia e in Europa.
Isoni si soffermò su quella indimenticabile giornata trascorsa assieme a Monti l’1 giugno 1974, quando, Aldo Moro trovò il tempo, accogliendo l'invito dell'amico, per inaugurare il nuovo edificio della scuola media, al quale prese parte, si può dire tutto il paese.
Ma quel pomeriggio del 9 maggio 1978, passerà agli annali per una cosa insolita, inimmaginabile prima d'allora, per chi conosceva bene l'ambiente montino: dopo il discorso, dallo stesso balcone, ancora basito, Isoni, acconsentì all'allora segretario del Pci, Pino Ferracci, di prendere la parola e declamare tutta l'amarezza personale, degli iscritti al partito locale, per la vile fine imposta all'uomo che credeva nel suo grande progetto: l'integrazione dei cattolici nelle istituzioni, in primo luogo, proseguendo nell'apertura al Psi e infine allo stesso Pci. Disegno, quest'ultimo inviso a certe forze nazionali ed estere, che probabilmente segnarono la sua condanna a morte.
Battista Isoni non si limitò al ricordo di Aldo Moro, andò oltre: pochi mesi dopo, il 3 settembre dello stesso anno, a perenne testimonianza del progresso umano, civile e sociale, intitolò la scuola media ad Aldo Moro, ponendo all'ingresso una lapide ricordandolo come "Martire, difensore strenuo delle libertà democratiche".
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