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Olbia

STAZZI E CUSSOGGHJI 

L’ex carcere apre al pubblico due giornate di visite guidate

TEMPIO. Non capita tutti i giorni di poter visitare un carcere che sino a sei anni fa era ancora operativo. È la Rotonda di Tempio, 180 anni di storia (fu realizzata, infatti, nel 1838), quindi un...

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TEMPIO. Non capita tutti i giorni di poter visitare un carcere che sino a sei anni fa era ancora operativo. È la Rotonda di Tempio, 180 anni di storia (fu realizzata, infatti, nel 1838), quindi un pezzo di memoria della vita della città, di cui non sempre viene facile ricordarsi. Se quasi due secoli fa poteva apparire decentrata rispetto al cuore della città, oggi occupa invece una posizione di assoluta centralità. Tutti sanno dov’è, tutti conoscono la funzione che ha svolto per quasi due secoli, ma pochi sanno veramente com’è fatta dentro. L’occasione per rimediare potrà essere la sua apertura al pubblico il 9 e 10 giugno per "Stazzi e Cussoggji”. I motivi d’interesse per approfittare dell’occasione sono diversi. Tra questi l’auspicio di molti tra progettisti e amministratori di una riqualificazione del vecchio carcere. Una visita alla Rotonda, sotto la guida dei liceali del De André, potrebbe stimolare anche la curiosità di chi vorrebbe vedere con i propri occhi quello che una volta era considerato un penitenziario all’avanguardia. Erano gli anni di Carlo Alberto e nella Penisola, grazie anche ai Borboni, erano state introdotte significative novità nell’organizzazione del sistema carcerario.

Più di un progettista del tempo s’ispirò al Panopticon di Bentham che con i suoi principi pensò di poter migliorare l’efficacia anche delle prigioni. Si deve proprio a lui l’idea di una struttura circolare capace di consentire una sorveglianza più facile da parte di un numero ridotto di guardie. Se la Rotonda non replica pienamente il modello di Bentham, non è detto che il suo progettista (identificabile forse nella figura dell’ingegnere Enrico Marchesi) non si sia lasciato influenzare da quella che era allora una delle idee più innovative e spregiudicate del tempo. (g.pu.)

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