Pronto soccorso nel caos al lavoro solo 4 medici
di Angelo Mavuli
Tra malattie e dimissioni il reparto d’emergenza rischia la paralisi totale Il sindaco: «Si trovi subito una soluzione, altrimenti mi rivolgerò alla Procura»
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TEMPIO. «Il pronto soccorso di Tempio rischia di chiudere per mancanza di medici». La notizia più simile a una bufala che a un fatto reale, ha cominciato a circolare in città poco prima delle 14,30, per poi essere confermata, da mezze parole, anche da voci interne all’ospedale. Sul posto, allarmato da quanto stava accadendo, si è precipitato il sindaco Andrea Biancareddu. «Ci troviamo ancora una volta - ha detto- di fronte all’ennesimo disservizio che in questo caso non può essere certamente rattoppato né tantomeno fermato, così come è avvenuto per il reparto di ostetricia e ginecologia, chiuso da aprile per mancanza di medici e che pian piano sembra si stia riattivando. Il servizio del pronto soccorso non si può chiudere tout court. Farlo, oltre che un reato penale, significherebbe chiudere l’ospedale».
A spiegare quanto sta accadendo, (dopo avere parlato con il personale del pronto soccorso, con Paola Pericu, vice direttore sanitario che sostituisce Giovanna Gregu, direttrice sanitaria del Paolo Dettori assente per malattia e Antonella Virdis, direttore dell’Assl di Olbia), è sempre lo stesso sindaco Biancareddu che descrive una situazione al limite dell’assurdo.
«Il pronto soccorso di Tempio - spiega Biancareddu -, ha un organico di otto medici. Di questi, una si è licenziata, tre sono assenti per malattia, qualcuna anche molto seria. Dei quattro rimasti, una unità ha diritto alla maternità e non può fare le notti. Gli altri tre dovrebbero coprire ininterrottamente l’arco della 24 ore, privandosi anche dei riposi. Si tratta ovviamente di una situazione insostenibile - afferma il sindaco, reduce anche da un interlocutorio incontro a Sassari con il direttore generale dell’Ats Sardegna Fulvio Moirano -. Ho già chiesto a tutti i livelli di competenza di attivarsi immediatamente e con la massima urgenza perché l’organico del pronto soccorso del Paolo Dettori che totalizza 17 mila accessi l’anno, venga immediatamente riportato al suo stato originale. E’ impensabile qualunque altra soluzione - dice Biancareddu -. In caso contrario, non mi limiterò a diramare un’ordinanza di diffida di chiusura, così come è avvenuto per il reparto di ostetricia e ginecologia, ma mi rivolgerò direttamente alla Procura della Repubblica».
La notizia, subito diffusasi anche sui social sta scatenando una ridda di proteste e una serie di commenti che mettono sotto accusa soprattutto l’assessore regionale alla Sanità e il mondo politico.
A spiegare quanto sta accadendo, (dopo avere parlato con il personale del pronto soccorso, con Paola Pericu, vice direttore sanitario che sostituisce Giovanna Gregu, direttrice sanitaria del Paolo Dettori assente per malattia e Antonella Virdis, direttore dell’Assl di Olbia), è sempre lo stesso sindaco Biancareddu che descrive una situazione al limite dell’assurdo.
«Il pronto soccorso di Tempio - spiega Biancareddu -, ha un organico di otto medici. Di questi, una si è licenziata, tre sono assenti per malattia, qualcuna anche molto seria. Dei quattro rimasti, una unità ha diritto alla maternità e non può fare le notti. Gli altri tre dovrebbero coprire ininterrottamente l’arco della 24 ore, privandosi anche dei riposi. Si tratta ovviamente di una situazione insostenibile - afferma il sindaco, reduce anche da un interlocutorio incontro a Sassari con il direttore generale dell’Ats Sardegna Fulvio Moirano -. Ho già chiesto a tutti i livelli di competenza di attivarsi immediatamente e con la massima urgenza perché l’organico del pronto soccorso del Paolo Dettori che totalizza 17 mila accessi l’anno, venga immediatamente riportato al suo stato originale. E’ impensabile qualunque altra soluzione - dice Biancareddu -. In caso contrario, non mi limiterò a diramare un’ordinanza di diffida di chiusura, così come è avvenuto per il reparto di ostetricia e ginecologia, ma mi rivolgerò direttamente alla Procura della Repubblica».
La notizia, subito diffusasi anche sui social sta scatenando una ridda di proteste e una serie di commenti che mettono sotto accusa soprattutto l’assessore regionale alla Sanità e il mondo politico.
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