“Pollice verde”, quasi tutti gli indagati in libertà
Produzione e spaccio di droga, il gip di Tempio revoca o alleggerisce le misure cautelari dell’inchiesta
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OLBIA. Si sgonfia lentamente l’operazione “Pollice verde” che poco meno di un mese fa aveva portato in carcere 10 persone più altre 7 agli arresti domiciliari. Tutte con l’accusa di produzione e spaccio di droga. Giovedì sera il gip del tribunale di Tempio Andrea Pastori ha praticamente azzerato quasi tutte le misure cautelari che erano state adottate nei confronti degli indagati segnando un punto importante a favore della difesa. Resta in piedi l’impianto accusatorio e sarà celebrato il processo che stabilirà chi è colpevole e chi no delle accuse di produrre droga nelle piantagioni tra Monti e Berchidda e poi di smerciarla nelle piazze della Gallura, a cominciare dalla Costa Smeralda. Cadono invece le misure cautelari che il gip ha ritenuto illegittime. Tutte salvo gli arresti domiciliari nei confronti di Luciano Baltolu, indicato ai vertici del gruppo che organizzava il traffico di droga, ma che era già indagato per un’altra vicenda.
La pronuncia del gip era attesa dopo che il giudice del tribunale di Sassari si era dichiarato incompetente per territorio e aveva trasmesso gli atti a Tempio. Oltre alle disposizioni già assunte dal tribunale del riesame, il gip Andrea Pastori così ha deciso la conferma degli arresti domiciliari per Luciano Baltolu; confermato la misura dell’obbligo di dimora nel territorio comunale di Olbia per Dusan Petrovic (difeso dall’avvocato Antonello Desini), confermata la misura dell’obbligo di presentazione in caserma per Natascia Petrovic (difesa dall’avvocato Antonello Desini); sostituita la misura degli arresti domiciliari con l’obbligo di presentazione in caserma per Antonello Corsi (difeso dall’avvocato Giuseppe Mocci); revocata la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Mirko Deiana, Oscar Raffaele Garau, Antonello Melis, Giovanni Canu e Gabriele Mascia, tutti rimessi in libertà. Significative le ragioni di Antonello Melis, vigile del fuoco che era stato pure sospeso dal servizio in seguito all’arresto. Il gip di Tempio, infatti, ha accolto la tesi del difensore di Melis, l’avvocato Giuseppina Chiscuzzu, che ha dimostrato che il vigile del fuoco era creditore di Baltolu per canoni di affitto non pagati per una casa d’abitazione concessa in locazione. I “contatti” tra Melis e Baltolu, insomma, altro non erano che richieste di pagare i canoni d’affitto insoluti e non ipotetiche partite di droga. “Indizi non sussistenti”, scrive il gip riabilitando di fatto l’indagato. (m.b.)
La pronuncia del gip era attesa dopo che il giudice del tribunale di Sassari si era dichiarato incompetente per territorio e aveva trasmesso gli atti a Tempio. Oltre alle disposizioni già assunte dal tribunale del riesame, il gip Andrea Pastori così ha deciso la conferma degli arresti domiciliari per Luciano Baltolu; confermato la misura dell’obbligo di dimora nel territorio comunale di Olbia per Dusan Petrovic (difeso dall’avvocato Antonello Desini), confermata la misura dell’obbligo di presentazione in caserma per Natascia Petrovic (difesa dall’avvocato Antonello Desini); sostituita la misura degli arresti domiciliari con l’obbligo di presentazione in caserma per Antonello Corsi (difeso dall’avvocato Giuseppe Mocci); revocata la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Mirko Deiana, Oscar Raffaele Garau, Antonello Melis, Giovanni Canu e Gabriele Mascia, tutti rimessi in libertà. Significative le ragioni di Antonello Melis, vigile del fuoco che era stato pure sospeso dal servizio in seguito all’arresto. Il gip di Tempio, infatti, ha accolto la tesi del difensore di Melis, l’avvocato Giuseppina Chiscuzzu, che ha dimostrato che il vigile del fuoco era creditore di Baltolu per canoni di affitto non pagati per una casa d’abitazione concessa in locazione. I “contatti” tra Melis e Baltolu, insomma, altro non erano che richieste di pagare i canoni d’affitto insoluti e non ipotetiche partite di droga. “Indizi non sussistenti”, scrive il gip riabilitando di fatto l’indagato. (m.b.)
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