Chiosco bar a Capo Testa la vertenza non si ferma
di Walkiria Baldinelli
Santa Teresa, il braccio di ferro col Comune si sposta al Consiglio di Stato La società Viaggi Sardorama: la nostra struttura dà un servizio ai bagnanti
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SANTA TERESA. Prosegue davanti al Consiglio di Stato la vertenza giudiziaria tra la società Viaggi Sardorama e il Comune per il posizionamento di un chiosco-bar a Capo Testa. L'ente locale aveva imposto l'obbligo di rimuovere la struttura, realizzata la scorsa estate nella località balneare. L'azienda di Santa Teresa, invece, prima di smantellare il chiosco aveva impugnato l'ordinanza davanti al tribunale amministrativo.
Con la richiesta di sospensiva, poi negata dai giudici amministrativi, la società aveva chiesto di poter mantenere in piedi la struttura in attesa di risposte dal Comune alla domanda di trasformazione delle aree in cui era posizionato il chiosco-bar.
Nell'ordinanza, il Tar aveva spiegato così le motivazioni del respingimento del ricorso. «Considerato che il titolo edilizio per il mantenimento del manufatto è conforme al vincolo di inedificabilità assoluta che grava sulla zona, la parte ricorrente non ha chiesto, né durante il periodo autorizzato, né successivamente, la modifica dell'autorizzazione per la conservazione della struttura-bar per altro tempo. Infine, che nuove previsioni e modifiche di destinazione in corso, in sede di Puc (solo adottato) non esplicano effetti sulla destinazione vigente».
Respinta la richiesta di sospensiva, la Viaggi Sardorama ha ora impugnato l'ordinanza comunale al Consiglio di Stato.
«Andiamo avanti – dichiara Gian Mario Grindi -, perché prima di tutto crediamo che la nostra struttura, rispettosa dell'ambiente, dia un servizio utile a turisti, visitatori, bagnanti e teresini in una delle località balneari più affollate del territorio. Prima dello scorso anno, l'area in cui sorge il chiosco-bar era diventata una discarica, visibile a tutti i passanti. Non ci fermiamo anche perché per tre volte abbiamo protocollato al Comune la richiesta di trasformazione delle aree interessate dalla struttura, ovvero, da zone parzialmente F (infrastrutture e impianti di interesse pubblico) e G (servizi generali per la collettività) a zone integrali. Ribadiamo ancora una volta che non c'è stata data alcuna risposta, se non l'ordinanza di rimozione».
Il Comune di Santa Teresa difende le ragioni di legittimità degli atti impugnati davanti al Consiglio di Stato e resiste in giudizio contro il ricorso di annullamento o la riforma dell'ordinanza cautelare del Tar, dell'ordinanza del responsabile del settore edilizia privata e urbanistica.
Con la richiesta di sospensiva, poi negata dai giudici amministrativi, la società aveva chiesto di poter mantenere in piedi la struttura in attesa di risposte dal Comune alla domanda di trasformazione delle aree in cui era posizionato il chiosco-bar.
Nell'ordinanza, il Tar aveva spiegato così le motivazioni del respingimento del ricorso. «Considerato che il titolo edilizio per il mantenimento del manufatto è conforme al vincolo di inedificabilità assoluta che grava sulla zona, la parte ricorrente non ha chiesto, né durante il periodo autorizzato, né successivamente, la modifica dell'autorizzazione per la conservazione della struttura-bar per altro tempo. Infine, che nuove previsioni e modifiche di destinazione in corso, in sede di Puc (solo adottato) non esplicano effetti sulla destinazione vigente».
Respinta la richiesta di sospensiva, la Viaggi Sardorama ha ora impugnato l'ordinanza comunale al Consiglio di Stato.
«Andiamo avanti – dichiara Gian Mario Grindi -, perché prima di tutto crediamo che la nostra struttura, rispettosa dell'ambiente, dia un servizio utile a turisti, visitatori, bagnanti e teresini in una delle località balneari più affollate del territorio. Prima dello scorso anno, l'area in cui sorge il chiosco-bar era diventata una discarica, visibile a tutti i passanti. Non ci fermiamo anche perché per tre volte abbiamo protocollato al Comune la richiesta di trasformazione delle aree interessate dalla struttura, ovvero, da zone parzialmente F (infrastrutture e impianti di interesse pubblico) e G (servizi generali per la collettività) a zone integrali. Ribadiamo ancora una volta che non c'è stata data alcuna risposta, se non l'ordinanza di rimozione».
Il Comune di Santa Teresa difende le ragioni di legittimità degli atti impugnati davanti al Consiglio di Stato e resiste in giudizio contro il ricorso di annullamento o la riforma dell'ordinanza cautelare del Tar, dell'ordinanza del responsabile del settore edilizia privata e urbanistica.
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