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Olbia

L'incubo di un commerciante olbiese: rapinato di 23mila euro, viene processato per calunnia

Tiziana Simula
L'incubo di un commerciante olbiese: rapinato di 23mila euro, viene processato per calunnia

Giuseppe Mela assolto a Grosseto dopo sette anni di guai giudiziari. Per gli inquirenti aveva simulato il reato

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OLBIA. Per sette anni ha lottato per difendersi dall'accusa di calunnia. Secondo il pubblico ministero del tribunale di Grosseto e i carabinieri che svolsero le indagini, la rapina da 23mila euro subìta nel 2011 da Giuseppe Mela, commerciante di legna di Olbia, non sarebbe mai avvenuta. E quello che lui indicava come il suo rapinatore, Florin Bekirosvki, un giovane macedone, non era l'autore del reato. Per questo, nel 2013, Mela è stato denunciato e processato per calunnia. Bekirosvki si è costituito parte civile.

Ma venerdì scorso 20 luglio, al termine di una lunghissima istruttoria dibattimentale, il giudice del tribunale di Grosseto, lo ha assolto "perché il fatto non sussiste". Ci sono voluti sette anni per dimostrare che il commerciante olbiese non si era inventato nulla. «Sette anni di sofferenze e umiliazioni per il mio assistito», rimarca l'avvocato Enrico Cossu, del Foro di Sassari.

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La vicenda risale al tardo pomeriggio del 31 gennaio 2011, in località Frassine, nell'agro di Monterotondo Marittimo, in Toscana. Mela aveva appena finito di sganciare un rimorchio che il giorno seguente il suo fornitore avrebbe caricato di legna da trasportare in Sardegna, quando nel piazzale è arrivato un fuoristrada Mercedes. Il passeggero, secondo quanto denunciato dall'olbiese, abbassa il finestrino e gli intima di consegnargli i soldi. Agisce a volto scoperto. Mela lo riconosce, avendo acquistato da lui tempo prima della legna. Il commerciante sale sulla motrice, ingrana la marcia e si allontana in direzione dell'area di servizio di Suvereto. Il suv lo raggiunge, lo affianca e lo costringe a fermarsi nel momento in cui il passeggero del fuoristrada esplode un colpo di pistola a scopo intimidatorio. Nonostante l'inseguimento, Mela riesce più volte a chiamare il 113 e a fornire il numero di targa dell'auto. Il malvivente, armato di pistola e a volto scoperto, sale nella cabina della motrice e dopo una ricerca affannosa trova e si impossessa di un borsello contenente oltre 23mila euro, somma destinata al pagamento di precedenti forniture di legna.

Il suv si allontana e Mela raggiunge l'area di servizio di Suvereto dove viene soccorso dal gestore, il quale, vedendolo stravolto chiede cosa gli sia successo. Lui, gli racconta della rapina subita da Bekirosvki, e il benzinaio gli riferisce che il macedone solo alcuni minuti prima, si era fermato al distributore per mettere carburante ad una utilitaria condotta da un giovane sconosciuto. Il gestore del distributore chiama i carabinieri «ma - spiega l'avvocato Cossu - una volta sul posto, nonostante le insistenze del Mela e del gestore dell'area di servizio, non provvedono ad acquisire le registrazioni dell'impianto di videosorveglianza che avevano appena documentato la presenza della persona indicata come l'autore della rapina.Inspiegabilmente, anche i carabinieri di Monterotondo Marittimo, competente per le indagini, non acquisiscono quelle immagini, né le registrazioni delle telefonate al "113" e non effettuano alcun rilievo tecnico all'interno della cabina della motrice del Mela e altre incombenze, assolutamente indispensabili per dimostrare la responsabilità del giovane macedone nella rapina denunciata dal commerciante olbiese. Di contro, si adoperano alacremente per dimostrare l'estraneità di Florin Bekirosvki nel fatto delittuoso, acquisendo, tra l'altro, le registrazioni della posizione del Fuoristrada della famiglia Bekirosvki, forniti dal sistema Gps installato a bordo del mezzo, nelle ore precedenti e concomitanti la rapina. In definitiva i carabinieri ritengono Giuseppe Mela responsabile di simulazione di reato e, quindi, di calunnia nei confronti di Florin Bekirosvki».

Ma durante il processo, il penalista, che si è recato più volte in Toscana per le indagini difensive, è riuscito a smontare l'accusa, dimostrando che Mela era stato effettivamente rapinato. Respingendo la richiesta di condanna a 2 anni e 3 mesi del pm e quella di risarcimento di circa 60mila euro della parte civile, il giudice ha assolto Mela perché "il fatto non sussiste".

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