La Nuova Sardegna

Olbia

Cipnes-Provincia, guerra fredda il braccio di ferro sui contributi

di Giandomenico Mele
Cipnes-Provincia, guerra fredda il braccio di ferro sui contributi

Il consorzio industriale reclama 500mila euro per la copertura finanziaria dei servizi pubblici Il commissario Sechi: «Verifichiamo la legittimità della richiesta». Intanto si cerca un accordo

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OLBIA. Cinque mesi persi tra norme e regolamenti, mentre la guerra fredda tra il Cipnes, Consorzio industriale del nord est Sardegna e Provincia di Sassari si acuisce ogni giorno di più. Non bastava la discarica di Spiritu Santu, con una causa al Tar sui rifiuti organici conferibili, ora il fronte si sposta sulla questione della copertura finanziaria dei servizi pubblici consortili indivisibili, quindi quelli non sottoposti a tariffa. Insieme alla manutenzione delle infrastrutture pubbliche, delle quali usufruisce la collettività. Con una delibera del consiglio di amministrazione della fine di aprile il Cipnes chiedeva alla Provincia di Sassari, titolare dopo l’abolizione dell’ente politico gallurese e la costituzione della Zona omogenea di Olbia-Tempio, la cifra di 500 mila euro. Si tratta dei soldi spesi per interventi di manutenzione sulle infrastrutture, illuminazione e pulizia delle strade della zona industriale di Olbia. Una cosa è certa: finora la Provincia non ha pagato. L’altra certezza, ad oggi, è che non si sia instaurata alcuna controversia legale. In sostanza le due parti da tempo cercano un accordo bonario sulla cifra. Fino a qui tutto chiaro. Poi le cosa si complicano.

Le due versioni. Da una parte il Cipnes sostiene di aver ricevuto nel mese di luglio una missiva dagli uffici provinciali di Sassari, nella quale l’ente, pur di fatto ammettendo la legittimità del credito vantato dal consorzio, chiede tempo per occuparsi dell’individuazione degli estremi normativi della richiesta. In sostanza, la Provincia deve quei soldi? Qui le versioni divergono. L’amministratore straordinario della Provincia di Sassari, Guido Sechi, è disponibile ma abbastanza abbottonato sulla questione. «Stiamo verificando la legittimità della richiesta del Cipnes con gli organi di controllo deputati», spiega Sechi.

Il caso. La spesa complessivamente sostenuta dal Consorzio per i servizi del 2017 ammonta a un milione e 150 mila euro. Il Comune di Olbia si è impegnato per 500 mila euro – quanto chiesto alla Provincia – ma sulla base di una convenzione stipulata nell’agosto del 2018, con la quale il Comune si è vincolato al versamento dei contributi annui richiesti. Sulle stesse basi il Cipnes ha chiesto i soldi alla Provincia, la quale da quanto emergerebbe non ravvisa l’esistenza di un simile accordo quadro con l’ente consortile. Il Cipnes, da parte sua, ha riunito nell’aprile scorso il Cda nel quale il direttore generale, Aldo Carta, ha spiegato come «a fronte dell’apporto contributivo assicurato dal consorziato Comune di Olbia per la gestione dei servizi pubblici in questione, permane la inadempienza della Provincia». Così lo stesso Cipnes, in ragione di questo deficit contributivo della Provincia, ha dichiarato una perdita di esercizio di 500 mila euro nell’esercizio 2017, alla luce di quanto programmato in sede di Pef (Piano economico finanziario). I margini per un accordo amichevole ci sono, ma il tempo passa e i soldi non sono ancora entrati nelle casse del Cipnes.

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