Giudice sospeso al vaglio del Riesame
di Tiziana Simula
Il tribunale di Roma deve decidere sulla misura interdittiva di Di Giacomo
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OLBIA. A fine luglio la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento del tribunale del Riesame di Roma che confermava la sospensione di un anno del giudice dell’esecuzione del tribunale di Tempio Alessandro Di Giacomo, disposta dal gip di Roma Giulia Proto, rinviando al Riesame ma di fronte a un nuovo collegio.
L’udienza si è tenuta ieri. E in aula è stata battaglia tra accusa e difesa. Il pubblico ministero Stefano Rocco Fava, particolarmente agguerrito, ha ribadito la legittimità del provvedimento cautelare disposto nei confronti del magistrato in servizio nel tribunale tempiese, indagato e sospeso per un anno nell’ambito dell’inchiesta della procura capitolina sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda.
Sul fronte opposto, il difensore del giudice Di Giacomo, l’avvocato Giandomenico Caiazza, ha rimarcato e valorizzato l’annullamento della Corte di Cassazione che ha posto dei paletti ben precisi «che il tribunale del Riesame deve rispettare – commenta il penalista del Foro di Roma – Se il Riesame volesse di nuovo confermare la misura interdittiva, potrà farlo solo rispettando i principi fissati dalla Corte di Cassazione». Non c’è stata nessuna decisione per il momento: il tribunale del Riesame si è riservato.
L’annullamento con rinvio ad altro collegio, era stato accolto con grande soddisfazione dalla difesa. Perché nelle motivazioni, la Corte esclude il dolo nell’operato del giudice dell’esecuzione e rapporti tra lui e il perito e gli aggiudicatari di villa Ragnedda. Esclude l’esistenza di gravi indizi sotto il profilo dell’elemento soggettivo, cioè del dolo. Che possa esserci stata un’intenzione o una consapevole partecipazione di Di Giacomo alle ipotesi di reato a lui addebitate. Insomma, non c’è nulla che leghi sotto il profilo della consapevolezza il giudice a un progetto criminoso di turbativa d’asta.
La Corte rileva anche un altro aspetto: non ci sono prove di contatti tra il giudice, il consulente che aveva redatto la perizia della villa, Ermanno Giua, e gli aggiudicatari dell’immobile di Baia Sardinia, i magistrati in servizio a Cagliari, Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra.
L’udienza si è tenuta ieri. E in aula è stata battaglia tra accusa e difesa. Il pubblico ministero Stefano Rocco Fava, particolarmente agguerrito, ha ribadito la legittimità del provvedimento cautelare disposto nei confronti del magistrato in servizio nel tribunale tempiese, indagato e sospeso per un anno nell’ambito dell’inchiesta della procura capitolina sulla presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda.
Sul fronte opposto, il difensore del giudice Di Giacomo, l’avvocato Giandomenico Caiazza, ha rimarcato e valorizzato l’annullamento della Corte di Cassazione che ha posto dei paletti ben precisi «che il tribunale del Riesame deve rispettare – commenta il penalista del Foro di Roma – Se il Riesame volesse di nuovo confermare la misura interdittiva, potrà farlo solo rispettando i principi fissati dalla Corte di Cassazione». Non c’è stata nessuna decisione per il momento: il tribunale del Riesame si è riservato.
L’annullamento con rinvio ad altro collegio, era stato accolto con grande soddisfazione dalla difesa. Perché nelle motivazioni, la Corte esclude il dolo nell’operato del giudice dell’esecuzione e rapporti tra lui e il perito e gli aggiudicatari di villa Ragnedda. Esclude l’esistenza di gravi indizi sotto il profilo dell’elemento soggettivo, cioè del dolo. Che possa esserci stata un’intenzione o una consapevole partecipazione di Di Giacomo alle ipotesi di reato a lui addebitate. Insomma, non c’è nulla che leghi sotto il profilo della consapevolezza il giudice a un progetto criminoso di turbativa d’asta.
La Corte rileva anche un altro aspetto: non ci sono prove di contatti tra il giudice, il consulente che aveva redatto la perizia della villa, Ermanno Giua, e gli aggiudicatari dell’immobile di Baia Sardinia, i magistrati in servizio a Cagliari, Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra.
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