Tempio, spari con la balestra: «Ho avuto paura per mio figlio di 20 mesi»
Parla Paola Ranedda: contro la sua casa è stato sparato un dardo. All’origine del gesto forse vecchie beghe di vicinato
TEMPIO. «La prima persona di cui mi sono preoccupata quando ho sentito il rumore dei vetri infranti nella finestra accanto al divano, è stato mio figlio Bryan di 20 mesi che si era addormentato poco prima accanto a me. L’ho afferrato d’istinto e velocemente l’ho portato in camera da letto. Senza capire e sapere, ancora, che cosa fosse successo».
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Comincia così il drammatico racconto di Paola Ranedda, 25 anni, la cui abitazione in Via Romita, a valle di Viale Don Sturzo, nella notte fra martedì e mercoledì, poco prima delle 23, è stata presa di mira con una moderna balestra da Salvatore Delussu, 39 anni di Tempio. Il quale avrebbe scoccato contro la finestra della donna un dardo micidiale che dopo avere frantumato un vetro si è infilzato nelle tenda del balcone a circa un metro e sessanta di altezza. Prima che ciò accadesse, a casa della giovane madre era in corso una cena con amici ma nessuno, in base al suo racconto, avrebbe alzato le voci o fatto rumori che avrebbero potuto infastidire i vicini.
«Dopo aver messo al riparo il bambino - prosegue la donna, che attualmente vive da sola per l’assenza del marito lontano in questo momento dall’isola -, sono tornata nel soggiorno per sincerarmi di cosa fosse successo. Inizialmente pensavo fosse scoppiato l’accendino che solitamente lascio sul davanzale della finestra, quando mi affaccio per fumare. Spostando la tenda mi sono, invece, resa conto che appeso alla stessa c’era un dardo di balestra. In un lampo ho capito tutto. La balestra dalla quale il dardo era stato scoccato non poteva essere che quella del mio dirimpettaio, Salvatore Delussu che già altre volte avevo visto maneggiare da lui, all’esterno della sua casa, sia per mostrarla agli amici che per tirare contro qualcosa. Immediatamente - prosegue la ragazza -, ho telefonato al locale commissariato dove però mi è stato risposto di rivolgermi alla compagnia dei carabinieri per la loro impossibilità ad intervenire a causa della mancanza di pattuglie. Cosa che ho fatto senza perdere un attimo di tempo. Ero letteralmente terrorizzata ed avevo paura che l’uomo potesse forzare in qualche modo la porta d’ingresso della mia casa. Nel frattempo, in attesa del loro arrivo, ho avvertito anche mio suocero e un mio amico di quanto accaduto».
La donna che è difesa dall’avvocato Mario Perticarà del Foro di Tempio, trattenendo a stento le lacrime, ancora spaventata ma determinata, racconta di vecchie ruggini con Salvatore Delussu e i suoi genitori. Beghe di vicinato che hanno evidentemente covato a lungo, fino a provocare il gesto di qualche sera fa.
«La cosa incredibile, anche questa messa a verbale e denunciata - dice ancora Paola Ranedda -, è che mentre quattro carabinieri portavano via Salvatore Delussu e la balestra, sua madre mi ha mimato un gesto minaccioso che avrebbe voluto compiere nei miei confronti. Vogliono che io vada via da quella casa - dice ancora la donna -, ma io non li temo. Con me hanno proprio sbagliato bersaglio».
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