Discarica, ora c’è aria di rivolta: «Non resta che la magistratura»
Dall’assemblea popolare svolta a Murta Maria parte un segnale forte: «Fermate quell’impianto» Dopo il blitz dei carabinieri del Noe prosegue l’inchiesta della Procura di Tempio con 6 indagati
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OLBIA. La magistratura doveva intervenire prima e la discarica deve essere chiusa al più presto. È il messaggio , forte e chiaro, lanciato venerdì sera dall’assemblea popolare che si è svolta a Murta Maria. Un giorno dopo il blitz dei carabinieri del Noe che hanno sequestrato parte dell’impianto di Spiritu Santu dove, secondo l’inchiesta condotta dalla Procura di Tempio, sarebbero stati smaltiti irregolarmente e senza controllo rifiuti (fanghi di depurazione) provenienti dalla Campania. Un’inchiesta che al momento conta già sei persone indagate, tra queste il presidente e un dirigente del consorzio industriale Cipnes, titolare e gestore della discarica di Spiritu Santu.
Venerdì all’assemblea, convocata dal presidente del comitato di quartiere Corrado Varrucciu, erano presenti molti cittadini residenti a Murta Maria, dove ogni giorno si convive con i miasmi provenienti dalla discarica. Presenti anche molti rappresentanti politici (il parlamentare Alberto Manca del M5s, gli ex parlamentari Gian Piero Scanu del Pd e Mauro Pili di Unidos, il consigliere regionale Pd Giuseppe Meloni, i consiglieri comunali della Coalizione civica e democratica e del Movimento 5 stelle.
Il caso dello smaltimento (regolare o no) dei fanghi di depurazione provenienti dalla Campania, oggetto dell’inchiesta della Procura di Tempio, è la parte ora più evidente di un problema che si trascina da anni, cioè la convivenza impossibile tra il centro abitato e la discarica che, in assenza dell’individuazione di un sito alternativo, continua a smaltire i rifiuti e ad ammorbare l’aria su un fronte di parecchi chilometri.
Tutti d’accordo in assemblea: la situazione è insostenibile. Ma con alcune differenze. L’ala più movimentista rappresentata forse dall’ex presidente della Regione Mauro Pili che ha proposto una sorta di blocco umano a Spiritu Santu per impedire ai camion di scaricare nella discarica i rifiuti provenienti dalla “Terra dei fuochi”. Cioè un’azione eclatante capace di dare enorme visibilità alla protesta sensibilizzando l’opinione pubblica ben oltre i confini di Olbia e della Gallura.
C’è poi la consapevolezza che ormai solo l’intervento della magistratura può risolvere drasticamente il problema. Gian Piero Scanu è stato molto chiaro: «Non ci sono altre strade, se ci sono responsabilità qualcuno dovrà pagare. Di fronte al fatto che chi deve svolgere i controlli sono gli stessi controllati, è evidente che dobbiamo caldeggiare l’azione della magistratura perché in questa parte della Sardegna non si è mai fatta sentire abbastanza. I cittadini non hanno l’anello al naso e già in altri tempi sono state sventate azioni devastanti per questo territorio, il gasdotto ma anche una colata di cemento a poca distanza da Murta Maria». (m.b.)
Venerdì all’assemblea, convocata dal presidente del comitato di quartiere Corrado Varrucciu, erano presenti molti cittadini residenti a Murta Maria, dove ogni giorno si convive con i miasmi provenienti dalla discarica. Presenti anche molti rappresentanti politici (il parlamentare Alberto Manca del M5s, gli ex parlamentari Gian Piero Scanu del Pd e Mauro Pili di Unidos, il consigliere regionale Pd Giuseppe Meloni, i consiglieri comunali della Coalizione civica e democratica e del Movimento 5 stelle.
Il caso dello smaltimento (regolare o no) dei fanghi di depurazione provenienti dalla Campania, oggetto dell’inchiesta della Procura di Tempio, è la parte ora più evidente di un problema che si trascina da anni, cioè la convivenza impossibile tra il centro abitato e la discarica che, in assenza dell’individuazione di un sito alternativo, continua a smaltire i rifiuti e ad ammorbare l’aria su un fronte di parecchi chilometri.
Tutti d’accordo in assemblea: la situazione è insostenibile. Ma con alcune differenze. L’ala più movimentista rappresentata forse dall’ex presidente della Regione Mauro Pili che ha proposto una sorta di blocco umano a Spiritu Santu per impedire ai camion di scaricare nella discarica i rifiuti provenienti dalla “Terra dei fuochi”. Cioè un’azione eclatante capace di dare enorme visibilità alla protesta sensibilizzando l’opinione pubblica ben oltre i confini di Olbia e della Gallura.
C’è poi la consapevolezza che ormai solo l’intervento della magistratura può risolvere drasticamente il problema. Gian Piero Scanu è stato molto chiaro: «Non ci sono altre strade, se ci sono responsabilità qualcuno dovrà pagare. Di fronte al fatto che chi deve svolgere i controlli sono gli stessi controllati, è evidente che dobbiamo caldeggiare l’azione della magistratura perché in questa parte della Sardegna non si è mai fatta sentire abbastanza. I cittadini non hanno l’anello al naso e già in altri tempi sono state sventate azioni devastanti per questo territorio, il gasdotto ma anche una colata di cemento a poca distanza da Murta Maria». (m.b.)
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