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Olbia

«Web e bulli, ecco la legge che difende i minorenni»

di Giandomenico Mele
«Web e bulli, ecco la legge che difende i minorenni»

La senatrice del Pd Elena Ferrara al museo di Olbia all’incontro “Il banco vuoto”. Era stata l’insegnante di Carolina Picchio, la prima vittima di cyberbullismo

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OLBIA. Il 5 gennaio del 2013 Carolina Picchio, studentessa di 14 anni, si tolse la vita lanciandosi dalla finestra della sua abitazione di Novara. Mesi prima, alcuni ragazzi dopo averla fatta bere, avevano mimato atti sessuali nei suoi confronti, riprendendo le scene con il cellulare e pubblicando tutto su un gruppo di Whatsapp. Elena Ferrara era la sua docente di musica.

Diventata senatrice del Pd, è stata la prima firmataria della legge 71/17 per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo. Lei insieme al padre di Carolina, Paolo Picchio, hanno combattuto una battaglia soprattutto civile, contro quel mostro “pubblico” che può essere il web e sono stati a Olbia, nell’incontro “Il banco vuoto”, organizzato al museo archeologico dal Comune e dall’Osservatorio sulla dispersione scolastica.

Professoressa Ferrara, cosa ricorda di quel giorno, quando venne a sapere della morte di Carolina?

«Seppi della morte di Carolina diverse ore più tardi, non pensavo possibile che si fosse tolta la vita. Carolina non aveva mai dato segni di fragilità, non aveva quel tipo di personalità. Dopo le conferme e il dolore, nacque un grande punto di domanda. Poi la famiglia trovò la sua lettera».

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“Lo faccio perché non succeda ad altri”. Carolina aveva lasciato un messaggio disperato e, allo stesso tempo, un monito. Che voi avete raccolto.

«Prima ci fu la marcia dei suoi compagni di scuola contro il cyberbullismo. Poi è nato il mio impegno una volta eletta in Parlamento, come sua docente mi sono sentita investita di una grande responsabilità, partendo dalla considerazione che su quel tema non esistevano percorsi mirati per la tutela dei ragazzi».

In che modo la legge 71 disciplina e prova a risolvere un problema spesso sconosciuto?

«La sua peculiarità è quella di mettere al centro del dettato legislativo i ragazzi, con la prevenzione che inizia nel periodo del loro sviluppo, fin da piccoli, con l’educazione all’affetto e l’insegnamento della legalità, del rispetto, del contrasto alle discriminazioni e alle violenze. Si cerca di costruire una comunità solidale e l’uso del web rientra nel rafforzamento di questi valori».

È difficile educare al rispetto nell’ambiente digitale?

«Il nostro compito è umanizzare la rete, creare cittadini digitali, far entrare i valori nel web e in questo senso la legge crea un percorso obbligatorio nell’offerta formativa, educando ai rapporti con la famiglia e interloquendo con i servizi territoriali, sociali e socio sanitari. La legge prevede due misure: chi ha più di 14 anni può chiedere l’occultamento di un contenuto sul web che leda la propria dignità. Nel caso non abbia risposta, può rivolgersi al Garante della privacy. Dati personali, foto, contenuti rientrano in una sfera della privacy rafforzata per i minori. A quel punto si può procedere alla rimozione forzata dei contenuti sgraditi, superando i limiti che per gli adulti esistono e sono legati al diritto di critica e alla libertà di espressione».

La tragedia di Carolina ha insegnato qualcosa?

«C’è più consapevolezza, si sa che la rete può essere molto pericolosa, i ragazzi vengono informati attraverso gli incontri con la polizia postale o gli avvocati che hanno spiegato loro quanto possa essere facile commettere illeciti nei social. Non possiamo avere una percezione comprovata se il fenomeno sia diminuito,ma c’è una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza nel fermare gli atti persecutori e di violenza nei confronti di chi è più fragile e considerato diverso. L’appuntamento di Olbia è importante per conoscere la prima legge in Europa contro il fenomeno del cyberbullismo, che mette i ragazzi al centro della scena, i nuovi cittadini e i primi futuri genitori digitali».
 

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