La Nuova Sardegna

Olbia

Un corteo con 26 trattori per celebrare Sant’Isidoro

di Walkiria Baldinelli
Un corteo con 26 trattori per celebrare Sant’Isidoro

San Pasquale, 400 persone all’evento itinerante dedicato al protettore dei raccolti Il presidente del comitato organizzatore: «Teniamo in vita gli antichi mestieri»

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SANTA TERESA. Gli “Amici di sant'Isidoro” hanno rinnovato la tradizione di fede e devozione verso il protettore dei raccolti con un corteo di ventisei trattori. Tanti quanti il numero degli anni in cui a San Pasquale, frazione amministrata a metà tra Santa Teresa e Tempio, si celebra la festa che coinvolge famiglie intere. Quest'anno nello stazzo Tassari di Paola Pirredda e Tore Nieddu, nella vicina Bassacutena (nel territorio amministrato da Luogosanto), si sono riunite circa 400 persone. «Ogni anno la festa si celebra in un luogo diverso - spiega il presidente Giovanni Maria Bulciolu -. Ci fa piacere vedere sempre più bambini e giovani sfilare con i trattori, seduti nelle cabine lungo il tragitto di andata e ritorno dalla piazza di San Pasquale sino allo stazzo in cui si celebra l'evento. Per soddisfare le loro tante curiosità fanno tante domande ai conducenti. Tramandare la festa alle nuove generazioni è uno degli obiettivi del nostro comitato. Qui, come in Gallura, c'è molta voglia di tenere viva la memoria di vecchi mestieri legati all'agricoltura, insomma, di trasmettere i valori tipici di un mondo che dà la possibilità di raccogliere i frutti della terra e allo stesso tempo cogliere alcuni insegnamenti di vita». Ventisei anni fa, l'attuale presidente del comitato, insieme agli ideatori Luciano Molino di San Pasquale, Gerolamo Giannottu di Monti Russoni, Francesco Riva e Mario Bulciolu, diedero vita alla festa in onore di sant'Isidoro. Quell'anno i campi erano particolarmente aridi a causa di un lungo periodo di siccità. Iniziò a piovere appena uscirono dalla chiesa parrocchiale in cui è custodita la statua del santo per portarla in processione con il corteo dei trattori. «Quell'acquazzone lo interpretammo come un segno divino - racconta Luciano Molino -. Non fu possibile sfilare per il paese, la messa e l'atto di devozione si svolsero sul sagrato. Rinviammo così all'anno dopo la visita alla famiglia Sanna, nello stazzo Massidda». La festa in onore del patrono del raccolto dei campi riprese così vita dopo oltre un secolo.

«Vista la difficoltà nel reperire carri a buoi, la tradizione prosegue con i trattori - spiega Molino -. Alcuni sono datati, la festa serve anche a far rispolverare ai proprietari i loro mezzi agricoli o a rimetterli a nuovo. Ogni anno cresce il numero dei partecipanti. Per un giorno riviviamo le usanze tipiche del mondo agricolo». La sfilata per le vie di San Pasquale, la processione lungo le strade di campagna, la messa celebrata dal parroco don Luigi Iannone nello stazzo della famiglia che ospita a rotazione la festa. E un rinfresco a base di dolci, preparati con le ricette tradizionali, in una settimana, da mogli, fidanzate e figlie dei soci del comitato. «L'agricoltura è ancora molto sentita e praticata in Gallura - commenta infine Molino -. È uno stile di vita che si sta evolvendo, d'altronde è una delle poche realtà in cui ci sono famiglie che vivono negli stazzi e coltivano la terra vicina. È una cultura in continua crescita, accanto alle aziende agricole ci sono strutture ristrutturate, trasformate in b&b o agriturismo».

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