Erosione e livello dei mari ecco le spiagge a rischio
di Giandomenico Mele
Marco Anzidei è primo ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica In questi giorni è a Porto San Paolo per collaborare con l’Amp di Tavolara
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OLBIA. «Tante bellissime coste della Sardegna non esisteranno più, saranno invase dal mare». Pevero, Poetto, intere linee di costa dell’arcipelago di La Maddalena. Non si tratta di un allarme di qualche sito catastrofista, ma di ipotesi circostanziate formulate da Marco Anzidei, primo ricercatore dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Anzidei si trova in Gallura, a Porto San Paolo, per partecipare a un progetto dell’Area marina protetta di Tavolara. Il ricercatore è docente del corso annuale per ricercatori scientifici subacquei.
Anzidei è soprattutto una autorità in ambito scientifico sul tema dell’erosione della fascia costiera. Un fenomeno drammatico, legato ai cambiamenti climatici che tanto spazio stanno occupando, ormai da qualche anno, nel dibattito pubblico. «Come ricercatore dell’Ingv mi occupo della deformazione della crosta terrestre e della variazione del livello marino – spiega Anzidei -. Assisteremo nei prossimi anni a variazioni delle linee di costa determinati dai cambiamenti climatici, oltre che dalle azioni dell’uomo. Da qui al 2100 le più affidabili proiezioni climatiche ci dicono che il livello del mare potrà salire fino a circa un metro su scala globale o anche di più in determinate zone, soprattutto alla luce degli ultimi studi».
Spiagge a rischio. «In Sardegna tante bellissime spiagge, piane costiere e coste sabbiose, saranno invase dal mare – conferma Anzidei -. Il fenomeno dell’erosione della costa oggi si presenta anche per l’aumento del livello marino. L’arcipelago della Maddalena o alcune spiagge della Gallura, ma anche il Poetto di Cagliari, con un aumento stimato di un metro del livello marino entro il 2100, sono fortemente a rischio. Le piane costiere, soprattutto quelle nella zona di Cagliari ed Oristano, scompariranno».
Tutti noi dipendiamo direttamente dagli oceani e oggi, mai come prima, la loro salute è estremamente danneggiata a causa delle emissioni di CO2. Secondo gli scienziati, il livello dei mari si innalzerà di un metro entro il 2100 e quattro metri entro il 2300. Gli oceani vedranno un aumento senza precedenti delle temperature e dell’acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore sempre più forti e frequenti, piogge e cicloni e una costante perdita di biodiversità.
Riscaldamento globale. «Un bambino che nasce oggi e vive più di 80 anni non vedrà presumibilmente il Poetto o la spiaggia del Pevero – sottolinea Anzidei -. Un fenomeno che dipende dal riscaldamento globale che incide su mari e oceani, contribuendo all’aumento del livello marino».
Cause che si combinano con l’intervento dell’uomo. «L’erosione è un fenomeno globale, realizzare opere di protezione è molto costoso e poco efficace – spiega Anzidei -. Pensiamo ai ripascimenti, onerosi e di durata minima. Alla prima mareggiata la sabbia ricostituita sparisce. Senza contare che spesso si tratta di sabbia diversa da quella del luogo, con il rischio di alterazione dell’ambiente. La natura fa il suo corso, nella storia dell’umanità il livello marino è salito e sceso più volte, ma solo 125 mila anni fa si calcola che fosse stato più alto di quello di oggi. E le previsioni ci dicono che il raggiungimento del picco massimo, in veloce crescita, alla fine di questo secolo si avvicinerà molto a quello di 125 mila anni fa».
Anzidei è soprattutto una autorità in ambito scientifico sul tema dell’erosione della fascia costiera. Un fenomeno drammatico, legato ai cambiamenti climatici che tanto spazio stanno occupando, ormai da qualche anno, nel dibattito pubblico. «Come ricercatore dell’Ingv mi occupo della deformazione della crosta terrestre e della variazione del livello marino – spiega Anzidei -. Assisteremo nei prossimi anni a variazioni delle linee di costa determinati dai cambiamenti climatici, oltre che dalle azioni dell’uomo. Da qui al 2100 le più affidabili proiezioni climatiche ci dicono che il livello del mare potrà salire fino a circa un metro su scala globale o anche di più in determinate zone, soprattutto alla luce degli ultimi studi».
Spiagge a rischio. «In Sardegna tante bellissime spiagge, piane costiere e coste sabbiose, saranno invase dal mare – conferma Anzidei -. Il fenomeno dell’erosione della costa oggi si presenta anche per l’aumento del livello marino. L’arcipelago della Maddalena o alcune spiagge della Gallura, ma anche il Poetto di Cagliari, con un aumento stimato di un metro del livello marino entro il 2100, sono fortemente a rischio. Le piane costiere, soprattutto quelle nella zona di Cagliari ed Oristano, scompariranno».
Tutti noi dipendiamo direttamente dagli oceani e oggi, mai come prima, la loro salute è estremamente danneggiata a causa delle emissioni di CO2. Secondo gli scienziati, il livello dei mari si innalzerà di un metro entro il 2100 e quattro metri entro il 2300. Gli oceani vedranno un aumento senza precedenti delle temperature e dell’acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore sempre più forti e frequenti, piogge e cicloni e una costante perdita di biodiversità.
Riscaldamento globale. «Un bambino che nasce oggi e vive più di 80 anni non vedrà presumibilmente il Poetto o la spiaggia del Pevero – sottolinea Anzidei -. Un fenomeno che dipende dal riscaldamento globale che incide su mari e oceani, contribuendo all’aumento del livello marino».
Cause che si combinano con l’intervento dell’uomo. «L’erosione è un fenomeno globale, realizzare opere di protezione è molto costoso e poco efficace – spiega Anzidei -. Pensiamo ai ripascimenti, onerosi e di durata minima. Alla prima mareggiata la sabbia ricostituita sparisce. Senza contare che spesso si tratta di sabbia diversa da quella del luogo, con il rischio di alterazione dell’ambiente. La natura fa il suo corso, nella storia dell’umanità il livello marino è salito e sceso più volte, ma solo 125 mila anni fa si calcola che fosse stato più alto di quello di oggi. E le previsioni ci dicono che il raggiungimento del picco massimo, in veloce crescita, alla fine di questo secolo si avvicinerà molto a quello di 125 mila anni fa».
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