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Rinagghju, anche il Pci dice no alla vendita

Rinagghju, anche il Pci dice no alla vendita

Nicola Luciano critica duramente la decisione della giunta e invita le opposizioni a cambiare idea

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TEMPIO. La vendita del complesso di Rinagghju annunciata dalla giunta, (che sull’argomento ha anche convocato per domani alle 17 un consiglio Comunale straordinario aperto anche ai contributi del pubblico), continua a tenere banco nelle segreterie dei partiti, fra le associazioni più o meno attive di cittadini e anche fra la gente che improvvisamente sembra aver preso coscienza di Rinagghju come bene comune.

Sull’argomento, ieri mattina, dopo l’annuncio delle dimissioni dell’assessora Daniela Lattuneddu, è intervenuta con un documento il Pci tempiese, attraverso il suo segretario Nicola Luciano, che in apertura elogia le dimissioni dell’assessora, criticando però nel contempo: «l’acquiescenza dell’assessora Aurora Careddu, sempre considerata in giunta - scrive il Pci in un comunicato- ai margini dell’impero».

Il Pci sulla vendita di Rinagghju si dice incredulo e sgomento. «Si tratta di una decisione che avrebbe dovuto essere inserita nelle dichiarazioni programmatiche di inizio legislatura e non a pochi mesi dalla fine della stessa, quando l’esecutivo, privo anche del sindaco eletto, da tempo è lacerato da insanabili beghe interne come dimostrano anche le dimissioni da assessora dell’architetto Lattuneddu. La decisione estemporanea della giunta di vendere Rinagghju, contro la quale presenteremo nelle sedi opportune il nostro ricorso se la stessa dovesse essere ribadita con atti ufficiali, appare in questo momento illegittima amministrativamente e politicamente. Alla luce anche degli errori colossali già commessi qualche anno fa da chi, ancora presente in giunta, ritenta l’impresa non volendo capire che nell’amministrazione della cosa pubblica vi sono regole democratiche da rispettare. Già una volta si è sbagliato e a stento con grande dispendio di denaro pubblico e atti giudiziari - scrive Nicola Luciano -, si è potuti tornare in possesso di quanto per colpa di amministratori disattenti si era perso. Sbagliare è umano persistere però è diabolico. Come forza politica prendiamo realisticamente atto, che la vendita serve a mascherare l’incapacità programmatica di questo esecutivo di cui non si attende ormai che la fine ingloriosa. Alle due opposizioni, che si sono schierate senza alcuna consultazione con la città a favore della vendita, sommessamente con molta umiltà, chiediamo di cambiare idea e salvare Rinagghju». (a.m.)



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