Trenino verde, appello per salvare il bene storico
di Walkiria Baldinelli
Palau, il consigliere Cantamessa difende i binari che il Comune vuole cancellare La presidente di Assofer, Pivetti: «Non si possono ignorare le leggi nazionali»
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PALAU. L’ennesimo grido d’allarme per salvare il capolinea gallurese dello storico trenino verde arriva da Luigi Francesco Cantamessa, consigliere del ministro Dario Franceschini per il Turismo ferroviario. «Non è un ingombro, ma una riserva – dichiara –. Questi binari erano dei nostri nonni, venivano utilizzati dai sardi per migrare. Oggi gli stessi binari possono servire ai sardi per far tornare un flusso turistico mondiale. Chi ha deciso di realizzare una rotonda non ha capito nulla del piano strategico del ministero dei Beni culturali. La legge nazionale 228 del 2017, che ha messo d’accordo tutti i parlamentari, identifica il tronco Palau Marina tra i beni storici da preservare fino all’ultimo centimetro di binari». La levata di scudi contro la dismissione e lo smantellamento della vecchia area, così come per lo spostamento di 500 metri del capolinea, è anche dell’Associazione operatori ferroviari e intermodali (Assofer), presieduta da Irene Pivetti. In una lettera inviata al sindaco Franco Manna esprime stupore per il progetto comunale di smantellamento dell’attuale capolinea del trenino verde. Alcune parti dei marciapiedi utilizzati per salire e scendere dal trenino a Palau Marina sono già un cumulo di detriti. Tutta l’area dei binari sino alla pineta di Palau Vecchio, punto indicato come nuovo capolinea nel progetto comunale di riordino della viabilità, è stata recintata. «Da grandi appassionati e sostenitori della ferrovia, espressa e declinata in tutte le sue anime – scrive Pivetti –, è con estremo rammarico e stupore che assistiamo alla rimozione del tratto ferroviario storico che conduce al porto di Palau. All’atto barbaro di abbandono di un pezzo del patrimonio storico del nostro paese, cui la gestione commissariale di Arst si è potuto solo temporaneamente opporre, segue ora l’atto ancor più sorprendente di rimozione di interi tratti di binari che cancella la speranza diventata legge e votata all’unanimità dal Parlamento, di ripristinare al più presto e senza indugi ulteriori l’intera linea del trenino verde». Confidando sul fatto che il grido d’allarme non resti inascoltato commenta: «Vogliamo credere che il Comune intraprenderà ogni azione possibile di rilancio di questa importante risorsa turistica e culturale che lega la costa dell’Isola ai territori interni. Il mondo guarda a come l’Italia tratta il proprio patrimonio. La Sardegna, nella sua infinita bellezza naturalistica, deve poter contare su queste risorse, resistendo alle lusinghe di altro tipo che antepongono interessi privati a quelli pubblici». Aggiunge Cantamessa: «Non è bastata una legge nazionale a fermare l’apertura del cantiere comunale, né le imposizioni del ministero che per due volte ha posto vincoli al progetto. Qui si ignora un contesto che vede il trenino verde come un motore di sviluppo delle aree interne dell’isola. La Fondazione, dal canto suo, promuove la cultura ferroviaria, non possiamo accettare che venga tolto un unicum tecnico che non ha un analogo esistente in Italia. Siamo difronte a una concatenazione di norme, eventi, unicità, Chi tocca i binari fa un sacrilegio al patrimonio storico italiano». Ieri nel cantiere davanti al porto non c’erano più né gli operai né i mezzi meccanici. Il progetto di oltre 580mila euro, finanziato dalla Regione, prevede anche la demolizione di alcune strutture, compresi due piccoli fabbricati. La Soprintendenza, intimando la sospensione dei lavori, ha attivato un procedimento amministrativo contro il Comune.
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