La Nuova Sardegna

Olbia

«Desolazione in centro: difficile pensare al futuro»

di Roberto Petretto
«Desolazione in centro: difficile pensare al futuro»

Lo sfogo di Paola Sini, titolare di un noto ristorante del centro storico «Non è rabbia, ma una presa di coscienza: viene voglia di chiudere tutto»

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OLBIA. «Una giornata intera senz’acqua è stata la non-goccia che ha fatto traboccare il vaso»: questa è la furia calma di Paola Sini, la titolare del ristorante Dolceacqua, nel centro storico di Olbia. Martedì, come è accaduto in molte case olbiesi, il locale ha trascorso una giornata con i rubinetti a secco. Fatto grave per un singolo o per una famiglia, ancora più grave per chi ha attività commerciali come ristoranti e bar: «Sono stata costretta a mandare via i pochi clienti che erano entrati nel locale».

Una situazione contingente e momentanea, legata a fatti imponderabili, ma che, nell’emergenza di un giorno, dà la spinta per riflessioni e considerazioni complessive sullo stato di salute dell’economia di questa città, sulle prospettive, su cosa è stato o non è stato fatto e cosa si potrebbe fare o evitare in futuro. Insomma, una goccia (o una non-goccia) che fa traboccare il vaso e fa riversare uno sfogo che è un misto di rabbia, amarezza e timori. «No, la mia non è una reazione di pancia, di rabbia - dice Paola Sini -. È una presa di coscienza. Sono le 12 e 40, mi affaccio in Corso Umberto e cosa vedo? Il vuoto assoluto, la desolazione in centro, il deserto. E mi viene in mente una cosa detta da una storica tabaccaia di Olbia: “Vorrei che foste ancora qui come quando eravate bambini, davanti alla tabaccheria, seduti gli scalini a ingombrare il passaggio a chi voleva entrare. E io a prendervi a calci per mandarvi via. Allora la strada era viva: Cos’è diventata? Ora è un ghetto”. Ecco, in quell’espressione, pronunciata con forza, c’è tutta la nostra delusione e la nostra preoccupazione».

La giornata senz’acqua è un fatto grave, ma è più un pretesto per parlare di tante cose che non vanno: «Mio figlio è dipendente Air Italy - dice ancora Paola Sini -. Ha 37 anni: cosa farà? E cosa faranno tanti suoi colleghi più anziani? E io cosa farò? E cosa faranno i miei quattro collaboratori? In questa situazione ti viene voglia di chiudere, con la pressione fiscale insostenibile, con la gente che ha paura».

Olbia e la Gallura stanno vivendo un momento delicato: la crisi di Air Italy, la vertenza Conad-Auchan, le incertezze sulla prossima stagione turistica, il Coronavirus, sono tutti elementi che stanno creando le premesse per una grave crisi. «Gli effetti li stiamo già vedendo - dice ancora Paola Sini -. La gente, anche se ha a disposizione 100 euro per coccolarsi, per concedersi una cena, non li spende più. In queste condizioni è difficile pensare al futuro, per me e per i miei collaboratori. Non so se potrò resistere. Potrei anche chiudere domani mattina. Dopo la morte di mio marito, da sette anni vado avanti da sola. Mi sono sempre sentita parte di questa realtà. Ora non più. E la prospettiva futura è ancora peggio».

Ecco che pensieri può scatenare una giornata senz’acqua. Passeranno o, per continuare nella metafora iniziale, il vaso è realmente colmo? «L’altra giorno non ho fatto un coperto - aggiunge ancora la titolare del Dolceacqua -. Gli unici clienti che sono entrati li ho dovuti mandare via. Come faccio a non urlare la mia rabbia?».

E allora cosa si può fare per rimediare, per ritrovare uno spiraglio di positività? «Non so. Ci vorrebbe più dialogo con le istituzioni, ma ci ho già provato e il risuultato non cambia. Vorrei ancora la vecchia Pro loco, che bussava a casa tua, nel tuo negozio, e ti diceva: “Stiamo preparando quqesta manifestazione. Che ne dici, vuoi partecipare?”. Ma forse la soluzione è un’altra, in realtà: che ciascuno di noi faccia al meglio il proprio lavoro».

@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA



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