Il Tar: «Giusto il no all’ampliamento del chiosco»
Arzachena, il giudice amministrativo conferma il diniego del Comune: «Fascia dei 300 metri protetta»
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ARZACHENA. Niente cucina aggiuntiva nel chiosco della società Long beach charter, a Liscia Ruja. Il Tar ha rigettato il ricorso contro il Comune. Per i giudici amministrativi la creazione di un nuovo punto di ristoro, chiesto dalla società, comporta un aumento notevole (più del doppio) della superficie. «Ritenuto – evidenziano i giudici –, che nella fascia dei 300 metri dal mare – tutelata dal vincolo di inedificabilità assoluta –, sono ammesse solo strutture temporanee di facile rimozione, strettamente funzionali alla balneazione e quindi di ridotte dimensioni».
L’azienda, previa sospensione degli atti, aveva chiesto l’annullamento dei provvedimenti di diniego del dirigente Suape redatti nel 2019. La Long beach charter (già Long beach charter di Mario Piccinnu & figli), titolare di una concessione demaniale a ridosso della spiaggia di Liscia Ruja, ha una struttura per la somministrazione di alimenti e bevande, autorizzata da norme precedenti all’adozione del Pul, approvato dal Comune nel luglio 2019. Successivamente, la società a conduzione familiare, che gestisce sin dagli anni Novanta un’attività sulla spiaggia di Liscia Ruja, ha ottenuto in locazione un’altra area privata confinante con la concessione. Nel marzo 2019, confidando sulla conformità dell’intervento programmato, ha presentato al Comune una Dichiarazione unica abilitativa (Dua) per il posizionamento di una struttura di facile rimozione al servizio del chiosco esistente. Ma l’ente locale ha dato un parere negativo sia dal punto di vista urbanistico, sia edilizio: «Il progetto contrasta con il Piano di utilizzo dei litorali, che in quest’area prevede solo la realizzazione di chioschi bar, non consente quella per i chioschi-ristoranti, né il posizionamento di strutture a supporto dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande e/o ristorazione». Contrasta inoltre con la normativa urbanistica per la fascia dei 300 metri dalla linea di battigia. L’intervento edilizio negato dal Comune ricade, tra l’altro, in un’area privata della Land Holding, ceduta con contratto stagionale alla società. Ma né agli atti del procedimento amministrativo, né in quelli del ricorso, figura l’indispensabile autorizzazione scritta della proprietà per richiedere l’intervento edilizio. Il Tar ha dunque rigettato il ricorso della società contro il Comune, difeso dai legali Stefano Forgiarini e Giosuè Seghezzi. E condannato la Long Beach charter al pagamento delle spese processuali di 2.500 euro. (w.b.)
L’azienda, previa sospensione degli atti, aveva chiesto l’annullamento dei provvedimenti di diniego del dirigente Suape redatti nel 2019. La Long beach charter (già Long beach charter di Mario Piccinnu & figli), titolare di una concessione demaniale a ridosso della spiaggia di Liscia Ruja, ha una struttura per la somministrazione di alimenti e bevande, autorizzata da norme precedenti all’adozione del Pul, approvato dal Comune nel luglio 2019. Successivamente, la società a conduzione familiare, che gestisce sin dagli anni Novanta un’attività sulla spiaggia di Liscia Ruja, ha ottenuto in locazione un’altra area privata confinante con la concessione. Nel marzo 2019, confidando sulla conformità dell’intervento programmato, ha presentato al Comune una Dichiarazione unica abilitativa (Dua) per il posizionamento di una struttura di facile rimozione al servizio del chiosco esistente. Ma l’ente locale ha dato un parere negativo sia dal punto di vista urbanistico, sia edilizio: «Il progetto contrasta con il Piano di utilizzo dei litorali, che in quest’area prevede solo la realizzazione di chioschi bar, non consente quella per i chioschi-ristoranti, né il posizionamento di strutture a supporto dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande e/o ristorazione». Contrasta inoltre con la normativa urbanistica per la fascia dei 300 metri dalla linea di battigia. L’intervento edilizio negato dal Comune ricade, tra l’altro, in un’area privata della Land Holding, ceduta con contratto stagionale alla società. Ma né agli atti del procedimento amministrativo, né in quelli del ricorso, figura l’indispensabile autorizzazione scritta della proprietà per richiedere l’intervento edilizio. Il Tar ha dunque rigettato il ricorso della società contro il Comune, difeso dai legali Stefano Forgiarini e Giosuè Seghezzi. E condannato la Long Beach charter al pagamento delle spese processuali di 2.500 euro. (w.b.)
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