La Nuova Sardegna

Olbia

Allarme da Tavolara per l’area marina solo poche risorse

di Giandomenico Mele
Allarme da Tavolara per l’area marina solo poche risorse

Approvato il bilancio di quasi un milione e mezzo di euro Lo Stato copre appena il 15%. A rischio importanti progetti

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OLBIA. Una miniera inesauribile di progetti inchiodata da un contributo ministeriale molto limitato. È il paradosso dell’Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, da anni in prima linea per lo sviluppo di programmi europei di grande prestigio e valore sul fronte della tutela della biodiversità. Fa da contraltare la ormai cronica scarsità di risorse che arrivano dal ministero dell’Ambiente. Il bilancio di previsione 2020 approvato dal consorzio di gestione prevede una spesa corrente di quasi un milione e mezzo di euro. Per l’anno in corso il contributo erogato dal ministero dell’Ambiente sarà di circa 260 mila euro. Poco più del 15% del bilancio complessivo. Una cifra decisamente bassa. «Noi dovremmo vivere praticamente attraverso il contributo statale, visto che siamo un’Area marina dello Stato, che ci impone un regolamento che dobbiamo rispettare – spiega Augusto Navone, direttore dell’Amp -. In realtà, stante questo finanziamento, il ministero dell’Ambiente si comporta come un forte socio di minoranza. Il risultato è che noi ci rimbocchiamo le maniche e riusciamo a finanziarci partecipando e ricevendo i contributi dei progetti internazionali, grazie al nostro lavoro e alle nostre capacità».

I progetti. Un programma virtuoso che raccoglie risorse attraverso i bandi europei. Nel 2020 l’Amp di Tavolara si è già assicurata tre partecipazioni a progetti di partenariato attraverso autorevoli candidature: sono due progetti Life, i più importanti progetti europei che vengono sostenuti da risorse comunitarie per la tutela della biodiversità e un Interreg Med. «Segnalo che esiste uno scostamento notevole tra il ruolo del ministero e la bassa contribuzione nel bilancio dell’Amp – sottolinea Navone -. Considero questa situazione insostenibile, lo Stato attualmente mette a disposizione delle trenta Aree marine protette italiane circa 5 milioni di euro all’anno». Senza contare che all’interno dei progetti europei, è previsto almeno il 40% di risorse in cofinanziamento. «Noi, in assenza di risorse economiche, compensiamo utilizzando il sistema del costo uomo/lavoro – spiega il direttore dell’Amp –. Dimostriamo che il nostro lavoro copre la totalità del finanziamento. In pratica mettiamo il mio lavoro e quello dei miei collaboratori come equivalente della cifra richiesta».

Le attività. Non ci sono solo i programmi europei a impegnare il team dell’Amp di Tavolara. C’è il controllo permanente a livello locale, con il monitoraggio dell’effetto riserva, le verifiche sulla quantità di biomasse presenti nelle differenti zone dell’Area marina e anche all’esterno, per capire gli effetti della conservazione. C’è poi il monitoraggio dell’avifauna, nello specifico per la berta minore, il gabbiano corso e il marangone dal ciuffo, specie di rilevante interesse conservazionistico. C’è poi il controllo sull’erpetofauna, rettili e anfibi endemici, tra i quali spicca un esemplare unico come la lucertola di Molarotto. Una serie di attività complesse, alle quali si aggiunge il costante monitoraggio dell’impatto economico delle varie attività che sono collegate all’Area marina e che servono ad aggiornare il modello di contabilità ambientale dell’Amp.

Valore ambientale. La scarsa consistenza delle risorse statali emerge anche dal dato sulla contabilità ambientale. Una base contabile che assume ancora più importanza davanti a beni fragili e preziosi come quelli ambientali. Secondo questi complessi calcoli il valore naturale di Tavolara potrebbe essere quantificato in un miliardo di euro. Ma c’è qualcosa che resta non quantificabile, cioè il valore visibile ma intrinseco, legato alla tutela di un patrimonio unico e intangibile. L’Area marina rappresenta un esempio virtuoso di tutela e salvaguardia di un tesoro naturalistico. Esiste una tecnica contabile che rende il capitale naturale economicamente misurabile. Un valore monetario tangibile, reale. Davanti al quale le scarse risorse del ministero davvero impallidiscono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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