Domenica serrata generale ad Arzachena, le commesse: scelta giusta
Negozi chiusi da sabato alle 14 a eccezione di edicole e farmacie. La testimonianza: «Difficile lavorare con la paura di essere contagiati»
ARZACHENA. Emergenza coronavirus, saracinesche di tutti i negozi abbassate nei fine settimana, sino al 5 aprile. Il provvedimento del sindaco Roberto Ragnedda, il primo in Gallura, scatta dalle 14 di ogni sabato e vale per l’intera domenica. La prescrizione per limitare il contagio è stata apprezzata dai lavoratori, donne e uomini costretti a indossare per molte ore mascherine e guanti. Ma anche dagli imprenditori locali. Perché in questo momento storico il tempo è stato rivalutato, è tornato a essere considerato risorsa, un bene prezioso da condividere in famiglia.
«Non vedo l’ora che tutto questo passi – dice Stefania Degosciu, commessa in un supermarket –. Non vedo l’ora di poter sorridere senza mascherina a tutti i clienti, di potermi riavvicinare a loro. Di poter lavorare senza la paura di essere contagiata. Mentre aspetto tutto questo ringrazio il sindaco. Questa notte sarà la prima in cui l’ansia non mi costringerà insonne nel letto, riuscirò a riposare con un peso in meno sul cuore. Col pensiero rivolto ai colleghi di tutti i negozi, ai loro familiari e agli imprenditori che ci consentono di lavorare, offrendo un servizio essenziale ai concittadini».
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Col passare dei giorni, nei negozi e nei supermarket le distanze imposte dall’emergenza coronavirus fortificano quelle della rete dei rapporti umani. Intessuta con parole di conforto e messaggi di speranza dettati dal cuore dell’esercito di commesse e commessi, che ora più che mai non lesinano sorrisi. Il brusio è un ricordo, l’unica voce possente è quella registrata su un nastro e amplificata dagli altoparlanti che annuncia le regole alle quali attenersi: “mantenere una distanza di almeno un metro tra un cliente e l’altro”.
«Non vedo l’ora di poter ascoltare le loro confidenze a meno di un metro di distanza – commenta Stefania –. Il mio è un messaggio di speranza. Sono una mamma che lavora e ama immensamente il suo lavoro. Tutti noi saremmo disposti a farlo anche ininterrottamente se servisse a fermare questo virus, che non ci consente di respirare come vorremmo. Gli abbracci nei quali ora non possiamo scioglierci saranno indimenticabili quanto finalmente potremmo farlo. E li custodiremo, uno a uno, nei nostri cuori. Ogni giorno e mezzo che passerò “reclusa” in casa sarà un modo in più per proteggere la mia famiglia e in particolar modo mio figlio. Potrò guardarlo dormire e trascorre con lui tempo prezioso. Con questa ordinanza sindacale non dovrò indossare una mascherina che dopo tante ore pesa sul viso. Non dovrò indietreggiare e mantenere quel maledetto metro di distanza che so potrebbe comunque salvarmi la vita».
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