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Olbia

Zona dell’ospedale riservata ai pazienti Covid

Zona dell’ospedale riservata ai pazienti Covid

Reparti ancora chiusi in attesa di tamponi e sanificazione. Un solo donatore al centro trasfusionale

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OLBIA. Reparti ancora chiusi, medici, infermieri e tutto il resto del personale in fila per fare il tampone e un donatore che, vincendo i timori che tengono a casa tutti gli altri, si presenta al centro trasfusionale per dare generosamente il suo sangue. E poi, finalmente, l’allestimento di un “reparto” specifico per i pazienti contagiati dal coronavirus.

L’ospedale Giovanni Paolo II è ancora in stato di emergenza, prima azzoppato e poi messo in ginocchio dal Covid 19. Aspetta ancora di sapere i risultati di una parte rilevante dei tamponi effettuati nei giorni scorsi e di quelli che si sono aggiunti ieri, ma almeno inizia a intravedere una soluzione ai guai che hanno portato alla chiusura prima della Rianimazione, poi dell’Emodinamica, del Centro trasfusionale e, martedì, alla blindatura dei reparti di Ortopedia, Chirurgia e Medicina con l’alt a nuovi ricoveri. Tutti casi in cui in cui il personale è entrato in contatto con pazienti o altri colleghi dell’ospedale risultati contagiati dal coronavirus, a cominciare dai quindici tra medici e infermieri che il 18 marzo scorso sono risultati positivi rendendo obbligatoria l’immediata chiusura della Rianimazione. Per il nuovo “reparto” Covid è stato scelto il primo piano del San Giovanni Paolo II, nella zona della endoscopia. In questa ala dell’ospedale verranno trasferiti e ospitati tutti coloro che sono risultati positivi al virus, asintomatici e non, mentre i più gravi verranno trasferiti altrove, a cominciare da Sassari dove l’Aou ha fatto sapere di essere pronta riceverli.

Una volta completata l’operazione confinamento si potrà procedere alla sanificazione di tutti i reparti e alla loro riapertura.

Fondamentale, ovviamente, sapere se c’è altro personale contagiato. Tutti gli ospedalieri si stanno sottoponendo al tampone.

L’operazione avviene nella zona della cappella dell’ospedale, dove medici, infermieri, oss ecc. si mettono pazientemente in fila in attesa del loro turno per effettuare il test con la stessa task force che poi si sposta per fare altrettanto in altre strutture del territorio, Rsa comprese.

In mezzo a tanti guai, c’è da segnalare che il centro trasfusionale è finalmente ripartito. La sua riapertura era stata annunciata per lunedì, dopo che i locali erano stati sottoposti a sanificazione. Ma era saltata dopo la scoperta della positività di un tecnico, avvenuta nella tarda serata di domenica, con grande apprensione da parte degli utenti, una settantina di persone dai 15 al 53 anni affette da talassemia, e circa tremila assistiti per terapie diverse dalle trasfusioni.

Si è resa necessaria nuova sanificazione. Un tira e molla che deve aver messo in guardia gli utenti, almeno quelli dell’area donazioni. Ieri, infatti, si è presentato un solo donatore. (a.se.)

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