«Dramma Covid, i giapponesi ci sono vicini»
di Giuseppe Pulina
Scuole chiuse e disciplina: una giovane tempiese che studia a Tokyo racconta come vive l’emergenza
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TEMPIO. Si trova in Giappone da tre mesi e, andandoci a vivere per studiarne la lingua e la cultura, ha coronato il suo sogno più grande. Alessia Debertolo, tempiese, vent’anni da compiere, diplomatasi lo scorso luglio con il massimo dei voti e lode, si trova precisamente a Shinjuku, uno dei quartieri più noti di Tokyo. È dalla sua cameretta che ha appreso la notizia della diffusione del covid-19 in Italia, dopo aver seguito le vicende di quello che settimane prima stava accadendo nella più vicina Cina. Dal Giappone arrivano in Italia notizie che indurrebbero a credere che proprio lì, nella terra dei mille terremoti e dei grandi disastri ecologici, si stia sottovalutando il rischio. Alessia non la pensa così: «I giapponesi con cui ho avuto modo di confrontarmi – dice – si sono dimostrati incredibilmente sensibili alla situazione che in questo momento sta attraversando l’Italia. Non ho mai assistito a episodi di razzismo, tutt’altro, dimostrano sempre una grandissima empatia». Che dire però della possibile diffusione del covid-19 in Giappone? «Per quanto riguarda il modo in cui il Giappone sta affrontando lo stato di emergenza, non avendo accesso ai notiziari nazionali a causa della barriera linguistica, purtroppo posso parlare solo sulla base della mia esperienza personale. Si tratta di un popolo con una grandissima disciplina e uno spiccato autocontrollo, quindi non si sono verificati episodi particolarmente eclatanti. Ad ogni modo, sono state prese numerose precauzioni (chiusura di scuole, musei, mostre) per contenere il contagio, ma attraversando le strade di Tokyo non si notano particolari differenze». Le strade di Tokyo sono per Alessia una continua e inesauribile rivelazione. La prima impressione deve essere stata quella di chi si è sentita catapultata quasi d’improvviso dentro il mondo di quegli “anime” che tanto ama leggere. E questa è anche una delle ragioni del suo viaggio: «Ho deciso di avventurarmi in questo paese per due ragioni principali: innanzitutto penso sia un’esperienza fondamentalmente per la carriera lavorativa che voglio intraprendere, perché spero diventare un’interprete in futuro, e per poter realizzare delle traduzioni efficaci è necessario conoscere e abbracciare la cultura verso cui quella traduzione è indirizzata; poi è la patria delle mie più grandi passioni, ed è grazie a queste che ho avuto modo di approfondire la mia conoscenza della società, lingua e cultura giapponesi e innamorarmene». L’emergenza sanitaria ha cambiato anche il suo soggiorno: «Prima della chiusura delle scuole la mia routine era incentrata sullo studio del giapponese, che occupava gran parte delle mie giornate. Attualmente approfitto del tempo libero per esplorare la città, anche se lo studio della lingua resta la priorità». Presto ritornerà al parco Yoyogi per la fioritura dei ciliegi. Sarà di nuovo primavera e il sole, passata, si spera, l’emergenza sanitaria, si leverà più alto nel cielo. È o non è, d’altronde, il paese del sol levante?
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